Il mugnaio urlante

Il mugnaio urlante
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Poco dopo la fine della guerra d’inverno, in un piccolo villaggio lappone compare un uomo molto alto e robusto, che dice di chiamarsi Gunnar Hutter. Contrariamente a molti altri vagabondi fannulloni, l’uomo acquista dal comune un vecchio mulino in pessime condizioni e, con grande manualità e pazienza, riesce un po’ alla volta a riparare la sega e persino la macina. I paesani però restano diffidenti nei suoi confronti, perché Gunnar ha strani atteggiamenti. Spesso resta in silenzio a guardare nel vuoto, altre volte invece è uno spasso e i bambini vanno al mulino per sentirlo raccontare storie e soprattutto vederlo imitare gli animali. Durante l’estate, i suoi sbalzi di umore aumentano, tanto che la gente comincia a pensare che Gunnar sia pazzo. La notte, poi, ha l’abitudine di ululare come un lupo, eccitando i cani e disturbando il sonno degli abitanti del villaggio. Solo la consulente orticola, la giunonica e bionda Sanelma Käyrämö, s’innamora di quell’uomo strano che, nonostante le strane abitudini, si dimostra gentile e persino romantico. Ma le autorità, il bottegaio e il dottore, riescono a far rinchiudere il povero mugnaio urlante in un manicomio, dal quale però fugge dopo pochi giorni grazie alla complicità di un altro paziente. Da quel momento Gunnar vive nei boschi nelle vicinanze del villaggio, aiutato da Sanelma e da alcuni abitanti, braccato dalla polizia. Il suo bisogno di ululare, però, è insostenibile e spesso lo mette nei guai, soprattutto durante le incursioni al villaggio, per procurarsi cibo o vendicarsi di chi lo ha spedito in manicomio…

Con il suo tipico stile a metà tra l’umoristico e il drammatico, Aarto Paasilinna ci racconta una storia solo a prima vista strampalata. Il mugnaio urlante è un uomo dalla natura gentile, che però non ha filtri e mezze misure. Dice quel che deve dire, esprime le sue emozioni in modo diretto e totale. E se questo, in un primo momento, viene considerato positivo, diventa poi eccesso e dunque segno di instabilità mentale. Ma l’evoluzione della storia ci dimostra che i veri difetti dell’uomo sono invece l’ipocrisia, l’ottusità e l’incapacità di comprensione di chi è appena un po’ diverso da noi. Sembra poi che la costituzione fisica dei due personaggi principali ‒ robusta quella di Gunnar e giunonica di Sanelma ‒ stia lì a dimostrare che i due protagonisti di questa strana storia d’amore contengano nei loro corpi tutte le caratteristiche dell’uomo comune e proprio per questo siano così alti e robusti. E, come in molte storie di Aarto Paasilinna, l’improbabile e l’incredibile si fondono con la realtà, diventandone parte integrante. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, pare volerci dire l’autore, dimostrandoci però che in questo caso in molti sono disposti a lanciare il sasso pur di nascondere la propria impurità. La natura nordica, rifugio di Gunnar, prepotente e matrigna, è uno scenario indispensabile e meraviglioso persino quando si dimostra spietata, coi suoi monti, le sue foreste e i fiumi ricchi di animali selvatici. Ed è proprio lì che il mugnaio urlante, esiliatosi per non venire nuovamente rinchiuso, ritrova la sua essenza animalesca e il suo legame puro con la terra e la natura.



 

 

 

 
 
 
 

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