Il mulino del Po

Il mulino del Po

Le truppe della Grande Armée napoleonica stanno ripiegando dalla disastrosa campagna di Russia. Lazzaro Scacerni, prodigo soldato ferrarese, mette in salvo il capitano Mazzacurati che stava per morire affogato nei gorghi del fiume Vop. L’ufficiale, che ha svestito l’abito talare per sposare la causa giacobina, gli affida per ricompensa un sacchetto contenente gioielli provenienti da un furto sacrilego. Non appena rientra in patria, Lazzaro non senza provare un tormentato senso di rimorso decide di vendere il fraudolento bottino e con il ricavato si fa costruire sulle rive del Po un mulino di fiume, detto il San Michele. Pur tra alterne vicissitudini la nuova attività di mugnaio gli consente, con il trascorrere del tempo, di raggiungere una condizione di dignitoso benessere. Dal matrimonio con la giovane contadina Dosolina nasce il figlio Giuseppe, che dal padre erediterà il mulino ma non la magnanimità d’animo. Questi infatti si rivela a poco a poco persona di tale spregiudicata avidità da guadagnarsi per tale ragione, oltre che a motivo di una deformazione fisica, il soprannome di “Coniglio Mannaro”. Pur di accumulare ricchezza decide perfino di praticare il contrabbando tra le frontiere dello Stato Pontificio e del Lombardo Veneto austriaco e a sposare con l’inganno la figlia di mugnaio rimasta orfana durante un'alluvione pur di acquisire le vaste tenute che la giovane possiede in dote. Fino a quando nel 1859 le acque del Po esondano e allagano le terre e distruggono il mulino…

Il mulino del Po è il più celebre romanzo di Riccardo Bacchelli (Bologna 1891 - Monza 1985). Pubblicato inizialmente a puntate dal 1938 al 1940 su “Nuova Antologia”, viene editato per la prima volta in versione unificata dalla Mondadori nel 1957. L’opera si presenta divisa in tre parti racchiuse tra un breve Prologo dedicato all’idea generatrice del lavoro e un Epilogo, che ne segna la conclusione ideale. Al Prologo, inoltre, segue un capitolo in cui viene esposto l’antefatto che darà vita alla saga della famiglia ferrarese dei mugnai Scacerni. La costruzione architettonica, pur nella sua ricca articolazione, appare solida e compatta. Come saldo è il rapporto tra l’agire e il sentire dei personaggi e il tracciato della “grande storia” che l’autore usa da cornice alla narrazione. In tal modo il racconto si espande lungo il corso di un secolo ‒ dalla disfatta di Russia dell’armata napoleonica fino alla Prima Guerra Mondiale ‒ verso una dimensione decisamente epica in cui l’inesauribile capacità della vita di risorgere e di rinnovarsi si ibrida con un continuo frapporsi di meditazione storica, polemica politica, indagine psicologica e poesia delle memorie antiche. La scrittura di Bacchelli scorre lungo un letto di oltre 1000 pagine raccogliendo e trasmettendo memoria di uomini e delle loro azioni in una continuità priva di ogni trascendenza e per questo forse più laica e umanistica.



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