Il nastro rosa

Il nastro rosa
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L’elegante Copenaghen Plaza Hotel è di fronte ai giardini di Tivoli. Helena toglie dallo zaino una gonna pesante in spente tonalità di verde e marrone e un paio di scarpe eleganti ma senza tacco. Dopo aver indossato il tutto si mette un po’ di rossetto sulle labbra e poi ripone i pantaloni e gli stivali morbidi da paracadutista nello zaino giallo che, al tendere di due fili, diventa una graziosa borsetta rosa e lavanda. Queste trasformazioni hanno luogo nei bagni delle signore dell’albergo, mentre i suoi compagni consegnano le loro pesanti giacche a un signore incaricato di custodire cappelli e cappotti. Quindi, eleganti nei loro smoking, i tre fanno ingresso nella biblioteca e aspettano Helena. La biblioteca è una stanza accogliente e illuminata con discrezione, dove si può leggere il menu, ordinare il cibo e bere qualcosa in attesa dell’ora di cena, annunciata da un cameriere. “Che cosa bevi, Helena?”, domanda Erik Lund all’arrivo della donna. “Avevamo tanta sete che non ti abbiamo aspettati, perdonaci. Abbiamo preso tutti scotch e soda. Scusa la nostra maleducazione”. “Se ce l’hanno, vorrei un bel bicchiere di Sancerre fresco”, dice Helena, e la memoria le corre a Tom, al caffè e ad Alfred. Erik fa un cenno al cameriere, anch’egli in smoking, che staziona nei pressi. “Sì, signora”, dice il cameriere. “Abbiamo una buona bottiglia di Sancerre”. Il cameriere esce incrociando due ufficiali tedeschi che lasciano dalla sala da pranzo chiacchierando e stuzzicandosi i denti. Passano accanto a Helena e ai tre uomini, a cui dedicano un cenno del capo. “Guten Abend, meine Damen und Herren”. I tre amici di Helena rispondono in inglese. L’ufficiale parla ancora, in inglese stavolta. “Buona fortuna, mademoiselle, e cerchi di non esaurire questi tre”, disse, quindi scoppia a ridere guardando il suo amico. Helena resta impassibile…

Attore, scrittore, regista, sceneggiatore, Gene Wilder è scomparso a 83 anni nel 2016. Ha collaborato con Arthur Penn, Mel Stuart, Woody Allen, Arthur Hiller, Sidney Poitier ma, soprattutto, con quel geniaccio irriverente e inafferrabile di Mel Brooks, sin dai tempi dell’esilarante e intelligentissimo Per favore, non toccate le vecchiette, qualche anno dopo rispetto a quando gli fu presentato per la prima volta dalla futura signora Brooks, con cui all’epoca condivideva il palcoscenico, ovvero Anne Bancroft. È nato a Milwaukee, la città delle Harley-Davidson e di Fonzie, da una famiglia di ebrei russi migrati negli USA, ed è stato autore di memoir, raccolte di racconti, romanzi. L’ultimo dei quali è proprio Il nastro rosa, il cui titolo originale è Something to remember you by. E in effetti il nastro rosa è proprio ciò attraverso cui il protagonista ricorda la donna che ama, una bellissima e al tempo stesso misteriosissima ragazza danese che tiene i capelli sempre legati attraverso una striscia di stoffa di quel colore. Tom, che è un soldato ferito sul confine franco-tedesco nel corso delle ultime fasi della Seconda guerra mondiale, la incontra per caso e, naturalmente, non può fare altro che cadere vittima del più classico dei colpi di fulmine. Questo amore però gli porterà anche un sacco di guai, perché lui, timido, candido, buono, sognatore (del resto è un artista, fa musica), in realtà in quel momento dovrebbe pensare a godersi – ammesso che si possa godere di qualcosa a Londra sotto i bombardamenti nel 1944 – la convalescenza, e invece viene catapultato in mezzo a una vera e propria spy-story. Ci sono tutti gli ingredienti perché la ricetta riesca, e difatti è proprio così: il romanzo è piacevole, scorre che è una bellezza, gli ambienti sono rappresentati in modo credibile e dettagliato, i personaggi ti fanno subito affezionare, c’è ritmo, ironia, brillantezza, vivacità, sentimento e azione, con equilibrio e senza smagliature.



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