Il nocciolo della questione

Il nocciolo della questione
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Africa, seconda guerra mondiale. Henry Scobie lavora per la polizia coloniale e quando la promozione a commissario gli è negata tira un sospiro di sollievo. La sua più grande speranza è di morir prima della pensione, per non dover affrontare alcun cambiamento e restar immobile, identico a se stesso, come piace a lui. Sua moglie Louise invece si dispera: lei ancora confida d’andarsene da quel luogo ostile – bello solo per pochi minuti al tramonto, desidera tornar in Inghilterra o almeno rifugiarsi nel più civile Sudafrica, se la guerra non le permette il rimpatrio. L’unica figlia della coppia, Catherine, è morta anni prima e i due non sono mai usciti dalla grotta del lutto. E mai ne usciranno. Nel frattempo, Scobie tenta di sopravvivere in modo onesto: rifugge i ricatti e le bustarelle, rispetta i dettami cattolici e la pietà cristiana; però in un luogo zeppo di contrabbandieri e ladri, dove manca quasi ogni regola, ogni mossa è difficile. Scobie fa uno sbaglio: durante una perquisizione su una nave trova del materiale vietato, ma si commuove e anziché denunciare il fatto alle autorità, distrugge la prova in silenzio. Poi fa un altro errore: stipula un patto con un losco mercante siriano. Sa già che non potrà mantenerlo, ma è per accontentare i desideri di sua moglie Louise, perché si sente responsabile della sua infelicità, perché per lui conta più il bene degli altri che il suo. E gli sbagli sono appena iniziati, ce ne sono una valanga in arrivo: è così semplice innamorarsi di Helen, par così candida, indifesa…

Il nocciolo della questione è un romanzo di Graham Greene del 1948 e sebbene il luogo esatto dove la vicenda si svolge non sia mai riferito, alcuni dettagli lo suggeriscono e se ne trova conferma nell’autobiografia dell’autore del 1980: è proprio Freetown, in Sierra Leone. La città è abbozzata appena con tinte insopportabili, un clima opprimente e orde umane indefinite, eppure questo basta a renderla un efficace quadro espressionista nel quale nessuno vivrebbe mai. Lo scrittore inglese Evelyn Waugh una volta ha detto che l’Africa occidentale descritta da Greene è così vivida che ha rimpiazzato persino i suoi ricordi veri dell’Africa. Ricca d’intrighi e contrabbando, marinai disonesti e occidentali corrotti, la storia narrata potrebbe passare per un romanzo d’avventura ottocentesco infarcito di poliziesco, ma già dopo poche pagine si capisce che è la psiche del protagonista il fulcro al centro del tutto. Henry Scobie è infatti un antieroe da romanzo moderno delineato in maniera quasi classica, colui che passo dopo passo, caduta dopo caduta, va incontro all’autodistruzione lucido ma a braccia aperte. Somiglia un poco al Corrado de La casa in collina di Cesare Pavese perché la sua codardia è soltanto apparente e si rivela poi essere una sorta di un folle altruismo suicida, quasi un bisogno impellente di porre sempre gli altri prima di sé. Sebbene Greene sia maestro nel descrivere il labirinto interiore del protagonista, c’è un rovescio della medaglia e sta tutto nella pochezza riservata agli abitanti della Sierra Leone: ancora dipinti come selvaggi, inferiori e persino incapaci di comunicare correttamente. Nel 2005 la rivista “Time” ha scelto Il nocciolo della questione come uno dei cento migliori romanzi inglesi del ventesimo secolo e nel 1953 ne è stato tratto un film dal bizzarro titolo L’incubo dei Mau Mau.



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