Il nostro comune amico

Il nostro comune amico
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Una barca scivola tra il ponte di Southwark e il ponte di Londra, lungo le acque scure del Tamigi, è incrostata di fango e lascia dietro di sé una scia. A bordo Gaffer Hexam osserva le acque e controlla che nessuno si metta a disturbare i suoi affari, che consistono nel ripescare cadaveri dal fiume. A remare è la figlia Lizzie, che nutre verso il padre un misto di terrore e devozione. Lizzie accompagna l’uomo nelle ricerche e rema per lui, mentre il fratello Charlie è più interessato ai libri e spera di costruirsi un futuro migliore. L’ultimo cadavere recuperato sembra appartenere al giovane John Harmon, giunto in città per entrare in possesso di una eredità e per sposare Bella Wilfer, come stabilito dal testamento. La morte di John distrugge le speranze della ragazza che vorrebbe liberarsi della povertà che affligge la sua famiglia. In base alle disposizioni testamentarie, l’eredità passa nelle mani dei coniugi Boffin, ex servi di Harmon senior, i quali con magnanimità decidono di prendere in casa la mancata sposa. La frivola Bella in realtà non era interessata al futuro marito, visto che nemmeno lo conosceva, ma desiderava arricchirsi e l’ospitalità dei Boffin per lei è una fortuna. Nella stessa dimora si stabilisce un giovane affittuario che dimostra di gradire la civettuola ragazza, è Mr. Rokesmith e nasconde un segreto che muterà la sorte di chi gli è vicino…

Un intreccio avvincente, come ci si aspetta da un maestro quale Dickens è nel costruire le trame dei suoi romanzi. Genitori e figli in contrasto sulle scelte di vita; l’amore coniugale contrapposto alla gelida apparenza del matrimonio di convenienza nella spasmodica ricerca di una rendita vantaggiosa e di una posizione sociale di prestigio; la volontà di emergere dal limbo della povertà, che si attui attraverso gli studi, la ricerca di un lavoro rispettabile o il riscatto sociale. Ed ecco che tra le righe si inserisce la critica alle istituzioni e alle leggi inutili che invece di aiutare gli svantaggiati ne appesantiscono l’esistenza. Pur riformate nel 1834, molto prima della pubblicazione del romanzo avvenuta nel 1868, le Poorhouse erano considerate simili a centri di sfruttamento, nate per accogliere i poveri e dare loro modo di lavorare, queste “case dei poveri” rinchiudevano gli indigenti e gli anziani, ghettizzando ancor più la popolazione londinese. Ancora meno serviva il sistema scolastico così come era concepito, gestito da religiosi con scarsi mezzi e basi culturali insufficienti per formare i ragazzi. Le cose cambieranno parzialmente solo con la riforma sull’educazione del 1870. Dickens critica e condanna attraverso la voce dei suoi personaggi che subiscono l’inadeguatezza del sistema inglese. Là dove un’indole ambiziosa, volontà e fortuna cercano di affrontare gli ostacoli del perbenismo borghese e della burocrazia. Il titolo originale dell’opera: Our mutual friend (in italiano tradotto come Il nostro comune amico oppure L’amico comune, a seconda dell’edizione) in inglese è grammaticalmente scorretto, dettaglio che ha fatto impazzire la critica letteraria ai tempi della pubblicazione. Forse una provocazione da parte dell’autore che pur trovandosi negli anni finali della sua carriera ha prodotto un romanzo molto simile ai testi della giovinezza, con una quantità di personaggi non sempre collegati tra loro o necessari allo sviluppo della trama. Una alternanza tra capitoli lugubri e drammatici e capitoli farseschi, con situazioni e personaggi paradossali che richiamano le atmosfere de Il Circolo Pickwick, dall’arrivista Veneering al buffo Wegg. Per giungere a un finale catartico e inebriante, che risolleva lo spirito e l’umore.



 

 

 

 
 
 
 

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