Il nostro piccolo segreto

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Hagfors, Värmland. Una settimana fra aprile e maggio. Siamo nella regione a ovest di Stoccolma e al confine con la Norvegia, circa 10 mila laghi, foreste immense di abeti e mirtilli, e Klara, il più lungo fiume della Svezia. Petra Wilander, capo della locale polizia, di sera è ancora in ufficio alle prese con il piano ferie dei colleghi, preoccupata delle recenti aggressioni a donne, la più giovane diciannove anni, la più vecchia cinquantuno, ben otto in sole due settimane, cinque delle quali concluse con uno stupro. Arriva una telefonata in centrale, Torsten Ehn ha denunciato la scomparsa della moglie Anna-Karin, psicologa dei servizi sociali, una roccia rispetto ai tanti drammi familiari. Una nuova aggressione? Un falso allarme? Un caso a se stante? Chiama l’esperto collega ed ex capo Christer Berglund, appena arrivato a casa dalla fidanzata Torun, con la quale devono proprio decidere di volersi bene in tranquillità. I due poliziotti vanno a casa Ehn, parlano con Torsten, chissà perché convinto della morte di Anna-Karin; la grassissima figlia Emma vive da sola in centro e non sa nulla. Cominciano a esaminare i casi di abusi e tossicodipendenze che Anna-Karin stava seguendo; poi viene rinvenuta l’auto con molte tracce di sangue dentro. Cerca la psicologa anche la reporter Magdalena “Maggie” Hansson, preoccupata per i lividi casualmente visti sul corpo del compagno di scuola del figlio Nils, Mario, uno dei quattro della trentaduenne Andrea e del manesco rabbioso trentatreenne Keith Svensson. Anche Magdalena ne ha quattro: il neonato Liv (per il quale ha appena terminato il congedo di maternità), Vanessa e Vendela e appunto il grandicello Nils, adottato con il precedente compagno quando lavorava a Stoccolma; ora scrive per il piccolo quotidiano del posto che rischia sempre la chiusura, deve dare molto risalto a crimini e misfatti, purtroppo in quel periodo quella zona ne è piena. E lei ci si immischia a peso morto ancora una volta, rischiando grandemente di nuovo la vita…

Risale al 2014 questo ottimo quarto romanzo di una riuscita serie noir della brava Ninni Schulman (Lesjöfors, 1972), ambientata nella regione dove la giornalista svedese è cresciuta e dove spesso torna in famiglia. L’avvincente narrazione è in terza varia, su investigatori e vittime, soprattutto sull’intreccio fra vicende personali e lavoro investigativo. Il tema principale è quasi universale: non smettere mai di chiedersi cosa c’è di sbagliato in certi uomini. Il piccolo segreto del titolo è quel che dicono questi uomini alle persone di loro innamorate, mogli e figlie, ragazze e ragazzi, di cui abusano: la violenza fisica che esercitano sarebbe un pegno d’affetto, la dimostrazione di un legame intenso, per quanto possessivo e morboso. Pessimo il tutto. Verso cui indignarsi e ribellarsi, anche chi sta intorno e spesso fa finta di non vedere, non solo le autorità costituite. Le varie indagini corrono parallele e s’intrecciano. Quasi in ogni legame affettivo c’è tensione, tutte le coppie raccontate nel romanzo mostrano in vario modo di litigare di continuo. Sia Petra che Magdalena sono mamme e hanno oscure storie alle spalle, traumi e violenze; ciascun personaggio vede un alternarsi di speranze e illusioni nelle proprie relazioni, e tutto sembra sempre per tutti sul punto di esplodere. Convivenze e famiglie appaiono ricettacolo di oppressione e disattenzione reciproche. E la dinamica sociale sia fra poliziotti che fra giornalisti nelle piccole città accentua conflitti e solitudini.

 


 

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