Il padre infedele

Il padre infedele
Dopo quattro anni di matrimonio, una figlia e una frequentazione che dura in tutto da otto anni, qualcosa fra Glauco e Giulia si rompe. Lei gli confessa fra le lacrime di non essere più interessata a lui, anzi di non essere probabilmente più interessata agli uomini. Glauco è laureato in filosofia – una poderosa tesi sulla morte dell’arte in Hegel – ma lo stesso giorno della laurea ha deciso che si sarebbe dedicato all’arte della cucina e diventa così uno chef d’avanguardia. Giulia l’ha voluta, corteggiata, accerchiata, quando – alla soglia dei quarant’anni – ha sentito impellente il bisogno di non essere più solo. Ma alla nascita della figlia qualcosa sembra cambiare per sempre, la depressione post-parto di Giulia s’innalza come un vessillo fra di loro e Glauco si ritrova coinvolto in relazioni di “sesso predatorio”, reale e immaginario, con donne incontrate occasionalmente. L’unico elemento di consolazione è nel rapporto con la figlia, anche se in quanto padre è lei che sente di tradire, non la moglie…
Romanzo intenso e forse troppo densamente ragionato, Il padre infedele è una riflessione di certo acuta e partecipata sul cambiamento antropologico del maschio, ma anche sul disfacimento di una certa idea di famiglia, quella per cui ci imponiamo di voler essere felici a tutti i costi, come se si fosse in uno spot del Mulino Bianco, come se una felicità narcisisticamente ostentata potesse metterci al riparo da ogni insidia possibile. Sullo sfondo di una società in cui l’arte, la riflessione filosofica, la letteratura, stanno “cedendo il posto alla gastronomia”, Scurati ricostruisce la parabola di un fallimento amoroso, eppure il suo messaggio non pare totalmente disperante. Proprio perché essere padre è diventato così difficile, forse una possibile soluzione sta proprio nel dichiararsi infedeli a ogni precedente modello di paternità. Dunque, a conti fatti, Glauco non è uno sconfitto, perché riesce “con la sua rassicurante, inesorabile presenza a trasformare un’opera di demolizione nell’incantevole spettacolo del mondo”.

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