Il paese dell’acqua

Il paese dell’acqua
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Il 25 luglio del 1943 Henry Crick, guardiano della chiusa del Leem, affluente dell’Ouse nella regione dei Fens, nel Cambridgeshire inglese, non è preso dalla solita insonnia, non passeggia avanti indietro sulla strada alzaia e non può accorgersi che qualcosa sta galleggiando nell’acqua che lenta e inesorabile va a sbattere contro la saracinesca della chiusa. “Non poteva essere rimosso come un ramo o un sacco di patate, e nemmeno come una carogna di pecora”. Perché quel qualcosa è un corpo. Ed è il corpo di Freddie Parr, ragazzo del luogo, coetaneo di uno dei figli di Henry, Tom, il minore. Tom è il figlio promettente negli studi, immerso nei suoi libri di storia, con una borsa di studio per il liceo di Gildsey e un futuro da costruire sotto lo sguardo orgoglioso del padre. L’altro figlio, il maggiore, Dick “testa di patata”, lavora alla draga sull’Ouse, ché il lavoro manuale è quello che gli riesce meglio, a detta anche degli insegnanti che hanno provato a dargli un’istruzione ma senza successo. Dick non è capace di costruire frasi, di impegnarsi sui libri: Dick vive le sue giornate in stretta compagnia con il suo motociclo Velocette, corpo e macchina. C’è poi Mary Metcalf, che vive nella vicina fattoria di Polt Fen, figlia dell’imprenditore agricolo Harold Metcalf. Mary s’incontra furtivamente con Tom, insieme scoprono curiosi angoli, profili e forme della loro pubertà. Un professore di storia, quarant’anni dopo, è in un’aula stanca, vicino alla pensione forzata, e gradualmente le sue lezioni passano dalla Storia alle storie, storie di uomini e acqua, di generazioni e maledizioni, e di una sera di mezz’estate sul Leem...

Vibra e guizza sulla superficie dello spazio evocato dei Fens questo romanzo di Graham Swift datato 1983. Un paesaggio piatto e monotono, conquistato all’acqua dall’uomo, conquistato lungo i passaggi della Storia e delle storie, poi inesorabilmente ritornato all’acqua che sempre fluisce, si manifesta, contenuta, erompe poco più in là. Inondazioni che vanificano lavori decennali, e poi ancora gli uomini lì, chini al lavoro o con lo sguardo avanti a fabbricare progetti o a raccontare storie. La saga degli Atkinson, ramo materno di Tom Crick, uomini di idee, birrai del buonumore, politici ambiziosi, uomini in desolazione che trovano il sostegno di donne-apparizioni, mogli-madri, profetiche sagome inquietanti vive ma chiuse alla vita. O i Crick, di generazione in generazione applicati nel lavoro manuale, gli stivali pieni di fango, le mani intorno all’acqua e abili nel raccontare storie. Mentre la Storia va avanti nei suoi simboli, nel Progresso decantato, nelle Rivoluzioni e nei libri, mentre la Storia rivela di ripetersi, il professore Tom Crick si rivolge ai suoi ragazzi per parlare loro della Storia, per indagare la sua storia. E indagando fare storia: indagine, narrazione di eventi passati, narrazione di qualsiasi genere come favola, mito e racconto. La Rivoluzione francese e la bonifica dei Fens, le guerre mondiali e le inondazioni e le giornate d’estate o i venti d’inverno di uomini e donne nel loro intimo fluire – in questa vita vicino all’acqua. Romanzo d’un corpo vivido, straripante e insolente, nervoso, che ripete e si ostina, di curiosità di storia naturale, dello stra-ordinario, lucide focalizzazioni in navigazione melmosa.



 

 

 

 
 
 
 

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