Il paradiso è altrove

Il paradiso è altrove
Flora Tristàn è una rivoluzionaria, figlia ribelle di un secolo crudele per le donne e per tutte le categorie sociali deboli. Comprende fin da subito, essendo nata agli albori dell'ottocento da una relazione illegittima, di essere senza patria e senza diritti. Ma si batte per averli e condividerli con chi è come lei. Mettendo fine ad un matrimonio contratto giovanissima, già madre di tre figli, pagherà a duro prezzo la conquista della libertà, intellettuale e non solo, che non si stancherà mai di cercare. Prima, mantenendosi da sola, con un lavoro che equivale allo sfruttamento a cui tutti erano soggetti a quei tempi, in una famiglia che rappresenta bene la società benestante e squallida della Francia del tempo. Affrancandosi, poi, da una mentalità gretta ed ottusa che avrebbe voluto le donne incapaci di intendere e di volere, con la frequentazione di grandi pensatori e rivoluzionari, come Fourier, Owen, addirittura Marx, di cui si farà carico di promulgare le idee. Paul invece è un pittore alla ricerca della vera essenza dell'arte ed ha lasciato famiglia, un buon impiego in banca e l' Europa, per raggiungere la Polinesia francese. Vuole respirare l'aria pura del buon primitivo, della natura nuda e senza fronzoli, che è certo di trovare in quel luogo lontano ed incontaminato. Cambia nome, prende con sé una giovanissima moglie e crea, disperatamente, capolavori. Eppure, nemmeno le limpide acque lustrali, le innumerevoli bellissime albe o le nuove estreme esperienze amorose, placheranno la sua sete di bellezza e di vita. Anzi, lo bruceranno e ne acuiranno quel senso di mancanza di assoluto, che spesso lo aveva portato a compiere gesti estremi anche nel suo passato europeo, in compagnia di altri pittori, come Van Gogh. Paul e Flora, l'uno il nipote dell'altra, sono due sognatori, due cercatori della verità, che inseguono un paradiso che, così come nel gioco universalmente conosciuto, non si raggiunge mai, poiché non è mai qui, ma in un altro luogo, dove siamo già stati o dove non siamo ancora...
Questi due personaggi compongono in maniera simmetrica ed equilibrata il libro, facce diverse di una stessa moneta, narratori del loro tempo, diverso e nello stesso tempo uguale. Flora racconta il disagio, la lotta, la conquista sociale. Paul ne disegna i contorni individuali, artistici ed amorosi. Entrambi sono immersi in un ambiente che viene sempre descritto minuziosamente ed attentamente, che si tratti dei bassifondi di Parigi oppure dei paesaggi polinesiani. Ed è sapiente, quando non magistrale, il gioco di incastri, di parallelismi, il misurato e puntuale uso dei flashback. Oltre alla presa di posizione contro ogni forma di sopruso ed ineguaglianza, rimane la sensazione che ogni parola, ogni pensiero, ogni riflessione, siano state messe al punto giusto e nella misura perfetta, proprio come le pennellate di un'opera d'arte.

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