Il paradiso alla fine del mondo

Il paradiso alla fine del mondo

Teresa ha sedici anni e vive ad Essen, in Germania, nel 2024 insieme ai suoi genitori e ai suoi familiari. Figlia di emigrati arrivata in Germania dalla Campania durante la migrazione della metà del ‘900, in fuga dalla miseria. C’è la guerra da anni, fazioni politiche avverse si contendono i territori e una terribile carestia ha trasformato tutta l’Europa in un arido terreno cosparso di rifiuti. La violenza, i soprusi, la scarsezza di cibo, la povertà assoluta, i bombardamenti continui, sono ormai una quotidianità. È difficile pensare che in tale condizione possa esistere qualcosa di bello, di vivo. Resiste, invece, l’amore, quello per l’amica Tania, per i familiari, per Hans – il primo amore – le persone insomma con le quali condividere il dolore, la paura, la sofferenza e i sogni per un futuro migliore. Per salvarsi bisogna mettersi in viaggio, abbandonare tutto e partire attraverso indicibili sofferenze, battuti dalla paura, dalle malattie, dalla fame, dal freddo. Bisogna perdere tutto e accettare qualunque condizione per salvarsi e per salvare. Un viaggio infinito, fatto con migliaia di altri disperati, per raggiungere l’Africa, luogo del mondo senza guerra, dove si alloca la speranza, luoghi dove poter vivere una vita degna, dove raccogliere i ricordi e perpetuare la vita…

Romanzo denso e sconvolgente in cui il mondo si capovolge e ci viene ricordato che siamo noi stessi migranti: “piante nei vasi, noi, non mettiamo radici in terra”. Un monito che ci mette davanti alla verità della storia che determina cambiamenti che sono il risultato ultimo di meccanismi scellerati, innestati a dispetto dell’umanità. Uno scavare nella sofferenza a mani nude, senza veli, uno sprofondare in prima persona nella vita di una madre, di una giovane donna, di una bambina che subiscono la perdita, che sono in balia di eventi e situazioni impensabili e brutali, testimoni di violenze disumane, ma anche di una umanità calda e accogliente, anelli deboli di una realtà belluina e ferale. Esseri umani che non sono deboli nella loro fragilità, nella sferza molesta degli accadimenti, ma ognuno a modo proprio è un titano che si erge con estrema forza contro il male e lo combatte con l’amore, la passione, il dono, la resilienza e la capacità di sperare nonostante tutto. Meraviglioso il personaggio di Greta, bambina di sette anni, così piccola e così sapiente, luce nelle tenebre. Un romanzo che fa dolere il cuore, che ti lascia senza lacrime, statua di sale come la moglie di Lot alla visione di Gomorra in fiamme. Una scrittura garbata, leggera, adolescenziale come l’io narrante, che rende tutto chiaro e palese, un lucido e bruciante resoconto della verità, anche la più brutale. Una trama inverosimilmente sovrabbondante di eventi, situazioni, luoghi da descrivere, personaggi, emozioni, pensieri, retta con maestria e organizzata con precisione, non crea confusione, ma solo un’estrema concitazione che aumenta il ritmo cardiaco, fino allo spasimo, come in un incubo. Dialoghi netti e decisi, infarciti di incursioni nell’interiorità dei personaggi che stringono l’anima in una morsa. Molto interessante l’invenzione narrativa, il capovolgimento, il punto di visuale inatteso dal quale il tema della migrazione viene narrato. L’anima trema e non sarà più la stessa dopo questa lettura. Nicola Brunialti mostra un’estrema sensibilità e un’abilità narrativa che rende onore al suo illustre antenato Alessandro Manzoni. È autore della canzone Abbi cura di te di Simone Cristicchi, grande successo al Festival di Sanremo 2019, che consiglio di ascoltare per ritrovare la delicata e densa atmosfera che si respira in questo romanzo.



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