Il passato

Il passato
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Il citofono suona proprio mentre Rímini, traduttore trentenne di Buenos Aires, è sotto la doccia. Una lettera riannoda il filo interrotto con il passato. È un messaggio di Sofia, una foto e un biglietto, per rammentargli che ‒ anche se si sono lasciati e lui sta con un’altra ‒ lei non si è dimenticata di lui. I bigliettini nascosti bene per essere puntualmente ritrovati e trangugiati da Rímini sono sempre stati una mania per Sofia. Un modo per ritornare al linguaggio delle parole dopo un periodo di afasia sentimentale, una comunicazione clandestina per rompere l’abitudine dell’amore: tre righe o una lunga lettera, una scarica di tenerezza, balsamo prima e droga poi, trasformatasi con il tempo, per Rìmini, in una perigliosa dipendenza dall’amata. Sono trascorsi due anni dalla loro separazione, che ha messo una pietra sopra dodici anni di amore assoluto, di condivisioni totali, di dipendenza l’uno dall’altra. Dopo dodici anni vissuti in un mondo a parte, protetti da una membrana robusta, circondati da mura senza crepe, hanno pianificato la loro separazione affinché il loro amore potesse perfino “morire bene”. Lasciato l’appartamento condiviso con la ex, Rìmini ha dato un nuovo ed esaltante corso alla sua vita, godendo di quella ritrovata autonomia con la vorace eccitazione di un bambino al luna park, bramoso di provare tutte le giostre, di dare libero sfogo ai desideri repressi: sniffa fino a due bustine di cocaina al giorno, lavora alla traduzione di tre libri contemporaneamente, è considerato una vera stella poliglotta e ha iniziato una nuova relazione. Con Vera, una ragazza bella, fragile e gelosa, e perciò tremendamente infastidita dalle continue incursioni di Sofia nella vita di Rìmini, con la scusa della ripartizione delle migliaia di fotografie scattate durante la loro lunga vita insieme. Quella di Sofia è in verità una strategia raffinata per tenere legato a sé l’ex, lei è una presenza ostinata e angosciante, in grado di riaffiorare nella memoria di Rìmini anche se distante…

Può l’amore essere un’esperienza sinistra? Ci sono amori che non sanno stare al mondo e altri che non possono fare altro che sopravvivere ostinatamente ad ogni annegamento, consumando ogni bolla di ossigeno residuo, per poi riaffiorare dalle acque del passato, per prendere fiato e ritornare al fondo. Le vette estreme dell’insondabile passione che lega un uomo e una donna, a volte, vengono percorse lungo il crinale sdrucciolevole del sadomasochismo sentimentale, una declinazione dell’amore che consuma e rende dipendenti. Questo è il genere di amore che unisce Rìmini e Sofia. Benché apparentemente animata da insana follia ossessiva, tanto da richiamare alla memoria l’avvocatessa Alex, alias Glenn Close nel film di Adrian Lyne, Attrazione fatale, Sofia è dei due amanti la parte più lucida e volitiva. È lei la stratega della relazione, l’arbitro che segna il tempo dell’incontro, dentro e fuori dal campo. Rìmini, “un veterano di guerre che non ha mai combattuto”, è un individuo eterodiretto: l’assenza di quella forza femminile nella sua vita gli ha lasciato un incolmabile vuoto, che l’uomo riempie con sessioni compulsive di lavoro, sesso e droga, inidoneo a percorrere il futuro, legato a un passato dal quale non può disimpegnarsi. Con un romanzo nato dall’ispirazione di una frase colta al volo, come una profezia che annunciava il ritorno dall’aldilà di una donna morta, Alan Pauls consegna al popolo dei lettori un volume corposo di quasi seicento pagine, frutto di una lunga gestazione, durata cinque anni. Lo stile è estremamente curato ed elegante, ma non è una scrittura semplice, né fluida quella dell’autore argentino. Piuttosto impegnativa, ha il pregio di non essere mai scontata. Frasi lunghe, incisi, periodi complessi tengono desta la lettura, senza nulla togliere al piacere di assaporare uno produzione letteraria di qualità.



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