Il peggiore di tutti

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Professore in pensione, separato dopo venticinque anni di matrimonio, perseguitato da fastidiosi problemi emorroidali, il Signor Bianco vive un'esistenza piatta scandita dalle solite visite mediche, il quotidiano caffè al bar sotto casa, le irritanti conversazioni con Black, un piccolo demonio che lo costringe a prendere atto dei suoi errori. La routine viene improvvisamente spezzata il giorno in cui il Signor Bianco inizia a ricevere quelle che senza dubbio sono minacce di morte indirizzate proprio verso di lui. Chi riempie la sua cassetta della posta di fogliettini bianchi? Chi scrive sul muro del palazzo di fronte la parola "szemet", canaglia, farabutto? Forse un vecchio alunno, sicuramente qualcuno del suo passato che non ricorda più. Fortuna che ad aiutarlo, almeno nei suoi sogni, c'è l'indagatore degli incubi per eccellenza... L'incipit di questo romanzo è uno dei più esilaranti degli ultimi tempi. Dalle prime pagine ci rende subito conto della maestria che ha Gilles Ascaride nel riuscire a trasformare momenti di ordinaria angoscia o depressione in situazioni comiche. Il Signor Bianco è un povero diavolo che si ritrova, suo malgrado, a fare i conti con quello che ha lasciato irrisolto alle sue spalle. La prima persona semplifica la comprensione del suo bilancio di vita quasi senile, che gli lascia davvero poca speranza di riscatto. Inaspettatamente tra i personaggi appare Dylan Dog, la celeberrima creatura fumettistica di Tiziano Sclavi, che accompagna come un moderno Virgilio il protagonista verso la risoluzione del caso. Spassoso, ma contemporaneamente intenso, con un linguaggio vivace e attuale, in linea con i sobborghi marsigliesi in cui parte della vicenda è ambientata.

 

 

 

 
 
 
 
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