Il pensiero cinese

Per le antiche popolazioni del periodo medievale cinese il linguaggio non esprimeva idee, quindi non era astratto e concettuale ma si riferiva a un sistema tradizionale e condiviso di simboli che avevano lo scopo di orientare l’azione, cioè di essere efficaci per comunicare sentimenti o invitare a prendere una decisione. La parola usata dagli antichi cinesi non corrisponde a una nozione rigida e statica, ma evoca un insieme di immagini tra le quali si sceglie quella congettura che è maggiormente efficace allo scopo del comunicare. Così il linguaggio diventa una lingua di società cioè lo strumento principale che origina una prassi. Nessuna idea, nemmeno lo spazio e il tempo, è astratta, ma corrisponde a una azione compiuta, a qualcosa che accade senza il limite del nesso causale. Spazio e tempo sono un insieme, ciclico e integrato, e non due categorie separate; esprimono il movimento, il mutamento armonico e ordinato. Lo stesso si può affermare dello Yin e dello Yang, che sono valori contrapposti, antitetici, che però si compensano e compenetrano, alternandosi in modo ciclico e trasformandosi l’uno nell’altro. La manifestazione armonica di Yin e Yang è un aspetto del Tao, simbolo che rappresenta l’unitarietà dell’universo, che è il centro. Il centro è dove c’è l’uomo. L’uomo partecipa sia al mondo esterno che al mondo interno: procede dall’eso all’endocosmo e realizza la sua fusione con cielo e terra…

Marcel Granet è un sociologo che utilizzò il metodo sociologico nello studio della sinologia e al suo lavoro di ricerca si devono i primi studi sulla civiltà cinese. Le sue opere hanno riguardato lo studio della religione, del sistema matrimoniale, del pensiero e del sistema feudale della civiltà cinese. Il pensiero cinese fu pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1934. L’impegno di Granet fu quello di ripulire lo studio della filosofia e del pensiero cinese da rivisitazioni secondo l’ottica della filosofia occidentale e delle sue categorie, tracciandone una ricostruzione minuziosa dei riferimenti mitologici e cosmologici, dei principi fondamentali sui quali si poggia il pensiero cinese originario. Uno studio minuzioso, accurato, preciso che non tralascia nessun aspetto e lo sviscera analizzandolo, consegnando al lettore un quadro totale del pensiero cinese. Moltissimi sono gli aspetti studiati come il linguaggio, il valore della parola, la cosmologia, la numerologia cinese così diversa dalla matematica occidentale perché è una scienza qualitativa e non quantitativa. Lo studio dei due grandi filosofi pensatori che hanno dato origine alle due dottrine filosofiche del taoismo e del confucianesimo fanno comprendere al lettore come i due pensatori non siano in contrapposizione, ma rappresentino le due forme complementari che fondano il pensiero cinese.

 


 

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