Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX

Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX

Intorno al 1850 i moti spirituali e culturali di Haworth (West Yorkshire) assumono un semplice e infinito carattere. Sono soprattutto i Brontë ad attrarre l’interesse generale: e non solo del villaggio, ma di ogni persona colta, in modo speciale dei posteri e di non pochi animi eletti. Delle Brontë della contea, “Carlotta è la più conosciuta, sotto lo pseudonimo di romanziera, Currer Bell. Ma Emilia è la figura di gran lunga più originale”. Il cuore di Emily (1818-1848), difatti, alias Ellis Bell, “donna poeta” e autrice di uno dei più grandi e famosi romanzi del secolo XIX, Wuthering Heights, è tutto rivolto alla natura e ai più intimi affetti: sicché, in questa necessità di pensiero, non troviamo la sola educazione, ma l’abito di tutta una vita, “modestissima e solitaria, […] libera e spontanea”. Non per niente il fascino della poetessa si riverbera su ogni gesto e dentro ogni parola, e risente delle grandi forze, dell’ambiente e dell’anima profonda dei moors in cui vive. “La casa essendo sull’orlo dell’altipiano, prospettava sui moors. In quelli vagavano i bambini; e quelli con la loro severa poesia educavano, più che i libri, l’animo di Emilia”...

 

 

Ma The moors non solo è “il nome intraducibile di questo genere di paesaggio, di cui abbonda la Scozia e la parte montuosa dell’Inghilterra”: i moors sono tutte le risorse dell’immaginazione, e ancora la potente attrattiva della sacra essenza della natura cara a Emily Jane Brontë che Giorgina Sonnino nel 1904 si premura di osservare sulla rivista “Nuova Antologia”. Scopo dell’autrice italiana “che per prima scrisse delle tre sorelle inglesi” è quello di guidare alla conoscenza del pensiero religioso della poetessa inglese attraverso le poesie e i frammenti e le intuizioni della sorella Charlotte – “tanto convinta del valore dei versi di Ellis (mentre più tardi ripudiò i propri), che dopo la morte di lei pubblicò, in un’antologia poetica”, tutto ciò “che ne poté ancora trovare, e che non credette di dover distruggere.” In questo amore della ricerca, dell’esperienza estetica, degli scritti di “Emilia”, la studiosa Sonnino delinea lo sguardo sugli elementi naturali e più sublimi, fa rivivere il “sentimento etico religioso” e, in modo speciale, lumeggia il concetto secondo il quale si “affermò un po’ sommariamente che essa era pagana nell’anima”. Questa seconda pubblicazione della collana “Windy Moors” pare essere, però, un’appendice della prima biografia italiana sulle sorelle Brontë, ossia Tre Anime Luminose fra le nebbie nordiche (molto bella!) – peraltro queste pagine non furono mai date alle stampe “in forma autonoma”; di certo incuriosisce quanti si sono già accostati all’opera di critica della Sonnino… anch’essa, pur brevemente, schiude tanto amore per le famose romanziere e aggiunge qualche nuovo aspetto.



 

 

 

 
 
 
 

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