Il piacere

Il piacere
Andrea Sperelli Fieschi d’Ugenta è il rampollo di una aristocratica famiglia romana. Nella notte di capodanno del 1885, Andrea, complice una splendida piazza di Spagna, attende di incontrare una sua vecchia amante: Elena Muti. Con Elena ha condiviso autentici momenti di estasi passionale, e si appresta a rivivere quelle passioni con altrettanta intensità. Lo scenario della città non fa che aumentare il fascino degli eventi. La vita di Andrea si consuma tra feste, ricevimenti, eleganti incontri e riservatissime feste nobiliari: un amante geloso, lo sfida a duello e lo ferisce gravemente. Per questo, Andrea è costretto ad una convalescenza lunghissima, ospite nella rarefatta atmosfera dell’elegante residenza della cugina marchesa, a villa Schifamondo. Qui incontra una riservata e dolce signora, Maria Ferres, sposata all’ambasciatore Capdevila, di cui si innamora ricambiato. Tornato a Roma, il giovane Sperelli ricomincia una rutilante e scintillante vita mondana che gli occorre, però, tenere nascosta alla riservata Maria. In un momento di passione, mentre abbraccia Maria, il giovane pronuncia appena sottovoce il nome di Elena: ma tanto basta per il fallimento del loro rapporto e per portare al fallimento il progetto segreto di Andrea che avrebbe voluto raggiungere, nell’unità ideale delle due donne, la perfetta amante capace di passionale erotismo e di candido affetto. Ma il fallimento di Andrea e dei suoi progetti amorosi, sono anche il fallimento – in una Roma borghese pre-industriale ma già di massa – di una generazione di aristocratici soppiantata dalla nuova classe borghese imprenditoriale emergente…
Gabriele d’Annunzio – il vero cognome, così registrato al comune di Pescara, è proprio con la minuscola! – nacque a Pescara nel 1863 e morì a Gardone riviera nel 1938: in quell’arco di tempo, fece una vita quasi leggendaria. Scrisse romanzi, poesie, tragedie, novelle, racconti ma fu altresì politico, guerriero, conquistatore di città (Fiume, tra tutte) e di donne. Personaggio contestato per la vicinanza al fascismo (che di fatto non vi fu), d’Annunzio è rimasto nella storia della letteratura più per la mitografia del personaggio che non – ed è stato un grande sbaglio – per la qualità delle sue opere. Il piacere, 1889, è la prima prova narrativa di uno dei più grandi – e discussi, perché giustamente discutibili – autori del Novecento letterario italiano che, a dispetto di tanta vuota retorica di una critica ottusamente schierata, ha contribuito allo svecchiamento ed alla sprovincializzazione del romanzo italiano in ambito europeo. Scritto in un semestre di raccoglimento nel convento dell’amico pittore Francesco Paolo Michetti a Francavilla al mare, raccoglie e mette a frutto l’intera esperienza romana di scrittura del giovane d’Annunzio, dove dal 1881 al 1888 era stato redattore e cronista mondano di diverse testate capitoline.

 

 

 

 
 
 
 
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