Il piacere degli occhi

Il piacere degli occhi
François Truffaut, come quasi tutti gli appartenenti alla Nouvelle Vague, prima di essere regista era critico cinematografico (mai sentito parlare di Cahiers Du Cinema?!), e durante questa lunga militanza critica, è stato animatore (agitatore?) culturale di grande spessore. Perchè parlare di cinema negli anni sessanta e settanta non si esauriva nell'esercizio letterario, ma aveva prolungamenti che prendevano le forme di vere e proprie prese di posizione ideologiche, politiche e culturali. Questo in realtà avveniva già molto prima di Truffaut e soci (basta ricordare le schiere di sostenitori e detrattori, dal punto di vista culturale prima che tecnico, del passaggio dal cinema muto a quello sonoro), ma non è errato sostenere che i giovani turchi abbiano contribuito a rendere il critico cinematografico una figura molto più schierata di quanto non avvenga oggi…
Minimum Fax restaura la sua collana di cinema proponendo titoli vecchi in una nuova veste e regalando nuove chicche come quella in oggetto. Il piacere degli occhi è il titolo che il regista francese stesso voleva dare ad una raccolta dei suoi scritti migliori. Dopo la sua morte Jean Narboni e Serge Toubiana hanno deciso di continuare il lavoro che il cineasta aveva lasciato a metà: seguendo le annotazioni di Truffaut terminano il lavoro di ricerca e di selezione di articoli, decidono di conferire al volume un ordine cronologico inverso (il libro parte dai suoi scritti più recenti per giungere alle sue primissime testimonianze scritte) e lo danno alle stampe. Il piacere degli occhi diventa così un volume dal valore artistico inestimabile: racconta oltre trent'anni di storia del cinema, non solo francese, raccoglie i pensieri di un uomo prima, di un cinefilo poi, e infine di un grandissimo regista. Ma soprattutto parla di François Truffaut attraverso il diaframma che meglio ce lo ha restituito, quello cinematografico: nelle lettere appassionate che spedisce agli amici, e che qui sono fedelmente riportate, nelle prefazioni a libri di persone a lui vicine, nelle presentazioni o celebrazioni che è chiamato a fare, ma anche, se forse a maggior ragione, nei suoi pezzi più sferzanti. C'è tanto Truffaut in “Una certa tendenza del cinema francese”, in “I sette peccati capitali della critica”, ma ce n'è altrettanto in articoli come “Omaggio a Gene Kelly” e “Viva Lilian Gish”. In questo volume Truffaut ci insegna che il cinema non finisce con il “The end” che precede i titoli di coda.

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