Il piacere e la noia

Il piacere e la noia
Barcellona. Tomás, architetto avanti con l'età, dopo gli ultimi anni trascorsi davanti alla televisione solo come un cane, scrive un biglietto e scappa dalla propria vita “in una giornata di sole radioso”. Ricardo, suo figlio, si mette sulle sue tracce con l'intenzione di riportarlo a casa. Lo ritrova in un paesino a nord di Girona e quando accade non si aspetta che il padre continui “la sua fuga” come se la presenza del figlio non avesse nessuna importanza. Deciso a lasciargli il tempo necessario per ritornare sui suoi passi, Ricardo si stabilisce provvisoriamente lì con lui. Sarà l'inizio del cambiamento, della presa di coscienza, di una nuova vita.  Ricardo, giorno per giorno, scoprirà che il padre - “famoso per il suo caratteraccio, per come sbatteva la porta in preda all'ira, per la facilità con cui licenziava gli impiegati […], per lo sguardo con cui ti trapassava da parte a parte” - in quel piccolo paesino, circondato da persone ognuna a suo modo speciale, “si era inventato una nuova vita”. Da anni non lo vedeva godersi la vita, “mai prima di allora si era divertito con un'intensità così incosciente. Aveva riscoperto il piacere del cibo e del lavoro con il suo tardivo ritorno all'architettura, senza curarsi di avere per cliente un cameriere in pensione. Flirtava con sfacciataggine […] e le donne gli rispondevano. […] Si riempiva i polmoni con l'avidità di chi ha trascorso molto tempo sott'acqua e finalmente si ritrova in superficie, ancora vivo”. Nel frattempo, anche Ricardo, tendenzialmente “incapace di prendere decisioni”, durante questo viaggio capirà tante cose su se stesso e la sua famiglia…
La deliziosa copertina dai colori tenui e un po' retrò ci fa già intuire che è un libro che entra di soppiatto, senza troppi fronzoli e senza manie di grandezze. In questo sapiente romanzo c'è tutto il disincanto, la rabbia, la delusione e la voglia di ricominciare degli uomini. Con la sua scrittura abile e delicata Pedro Zarraluki centellina il tempo, che fa al contempo da padrone e da sfondo: un tempo per cambiare, per riflettere, per assaporare la vita come si vuole, sbagliando, facendo nulla o dando tutto se stessi, ma anche un tempo messo lì per caso, come se non esistesse, come se non fosse mai stato inventato dagli uomini per scandire le giornate. I due protagonisti vengono fuori pagina dopo pagina e non ci appaiono mai come eroi, piuttosto sono uomini che hanno sbagliato, fallito, hanno odiato e hanno deluso. Distratti ma autentici. Imperfetti ma leali. Sicuramente indelebili. Intorno gravitano una serie di indimenticabili personaggi, semplici e appassionanti, con le loro manie e i loro occhi che raccontano passati non sempre facili: Lola, coraggiosa e piccola con i suoi “capelli prematuramente bianchi raccolti in una coda”, Robert e Irene innamoratisi così istintivamente da sbellicarsi “dal ridere senza conoscerci minimamente e senza avere la più pallida idea di cosa diavolo sarebbe successo dopo”, Pasquita, ormai cieca, che rivive la vita attraverso i racconti del suo amato Marcelo, Marìa con la sua delicata intimità, Barbara Baldova, “una di quelle donne mature che non si possono guardare senza immaginare una vita complicata, ma appassionante”. Ogni frase è scelta con cura e i pensieri del giovane Ricardo ci sembrano mondi possibili, le descrizioni della sua famiglia e del suo vivere appaiono sempre posate, riflessive come un continuo interrogarsi. Un romanzo che va avanti con lievi perturbazioni, con una scrittura a tratti molto flemmatica come può esserla la noia, o il piacere. Lo stile di Zarraluki è armonioso, rilassante e, anche quando sembra girare troppo intorno alle cose, in realtà ci accompagna per mano in quel viaggio che, proprio perché è una presa di coscienza, deve essere lento prima di giungere alla meta. Un viaggio, dunque, fisico ma soprattutto intimo, introspettivo, per scoprire cosa fa stare veramente bene e che invita a prendersi un po' di tempo per se stessi e fare in modo che il piacere abbia la precedenza sulla ragione.

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