Il piccolo reggimento

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Guerra di Secessione americana. Le uniformi blu sembrano talmente pallide nella nebbia che il reggimento che avanza lentamente sulla riva del fiumiciattolo accanto a quella cittadina pare “solo una sottile ombra allungata nella foschia”. A poca distanza tuonano i cannoni, la colonna nordista marcia con gli stivali che affondano nel fango. L’imminenza dello scontro mozza il respiro, i soldati bestemmiano a tutto spiano contro la pioggia e la fatica. Fa freddo, tengono le mani nelle tasche delle uniformi per tenerle al caldo, stringendo il moschetto sotto un braccio. Il generale comandante della divisione risale e riscende continuamente la lunga fila di soldati in groppa al suo cavallo, incitando i suoi uomini e ricevendo in cambio sguardi d’ammirazione e proclami coraggiosi. Tra i fanti nordisti marciano anche due fratelli, Dan e Billie Dempster. Sono un po’ la barzelletta del reggimento, perché passano le giornate a insultarsi come se non ci fosse un domani… Quattro naufraghi a bordo di una scialuppa che cavalca onde molto alte, su e giù in un’altalena che fa balzare il cuore in gola. “Onde maledette e barbare, così scoscese e alte”, ogni cresta spumeggiante mette a rischio la tenuta della barchetta. A bordo ci sono il cuoco della nave inabissata, il suo comandante, un macchinista e un giornalista. Questi ultimi remano senza sosta, faticando a governare la scialuppa. Il sole sta sorgendo in cielo, i naufraghi si domandano come fare per raggiungere la costa a nord del faro di Mosquito Inlet, sperano di essere soccorsi appena qualcuno li vedrà da riva. Per fortuna il vento soffia dal largo, ci sono buone speranze di farcela…

“Stephen Crane è considerato senz’altro uno dei più innovativi autori di fine Ottocento”, scrive il curatore Livio Crescenzi nella sua introduzione a questo prezioso volumetto che presenta due racconti, quello che dà il titolo al libro e La scialuppa. E la lettura non può che confermare questo giudizio lusinghiero: il gusto squisito ma soprattutto la misura nell’utilizzo degli aggettivi, la capacità di comunicare emozioni profonde con poche parole affilate come lame, l’allergia alla retorica sono caratteristiche della prosa di Crane davvero in anticipo con i (suoi) tempi. Il piccolo reggimento è ambientato nell’imminenza della battaglia di Fredericksburg del dicembre 1862 (mentre il capolavoro di Crane Il rosso segno del coraggio racconta la battaglia di Chancellorsville), evento che però non viene mai nominato: solo nel 1967, Charles B. Ives riuscì a determinare con certezza l’ambientazione delle vicende studiando gli ambienti descritti. Il racconto uscì sul “McClure’s Magazine” nel giugno 1896 dopo che il vicedirettore della rivista, John S. Phillips, aveva commissionato a Crane una serie di racconti sulla Guerra di Secessione. Sei di questi, oltre a Il piccolo reggimento, furono poi raccolti in volume nel novembre di quell’anno con grande successo: in una recensione uscita sul “New York World” a firma Jeannette L. Gilder leggiamo tra l’altro una cosa molto vera, e cioè che Crane “riesce a raccontare le sue storie ancora meglio quando non si accorge che lo sta facendo”, quando non si preoccupa di farlo, quando insomma lascia fluire libero il suo immenso talento di narratore. La scialuppa è invece basato su una esperienza diretta dell’autore: inviato dal quotidiano “Bacheller” come corrispondente a Cuba per seguire l’insurrezione contro la Spagna, Crane salpò a bordo della “SS Commodore” il primo dell’anno del 1897, ma la nave naufragò il giorno seguente a circa 30 chilometri dalla costa della Florida dopo diversi urti con banchi di sabbia. Calatosi in una scialuppa con altre tre persone incluso il capitano della “SS Commodore”, Edward Murphy, Crane andò alla deriva per molte ore, finché la scialuppa non si rovesciò nei pressi di Daytona Beach e i suoi occupanti, esausti, dovettero raggiungere la riva a nuoto: uno di loro non ce la fece. Il resoconto del giovane scrittore uscì sulla prima pagina del “New York Press” qualche giorno dopo e fece scalpore, tanto che a furor di popolo Crane realizzò una versione più lunga e romanzata degli eventi, che fu pubblicata sullo “Scribner's Magazine” nel giugno 1897 e che è considerata – a ragione – una delle vette della narrativa statunitense del XIX secolo.



 

 

 

 
 
 
 

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