Il pieno di felicità

Il pieno di felicità

Santiago de Compostela. Cecilia si è regalata un concerto dei National a chiusura del suo percorso universitario: una laurea e un dottorato. In lettere. Una tesi sui romanzi italiani e gli anni di piombo. Accanto a lei Simone, anche lui con una borsa di dottorato. Rientrano a Coventry dove vivono da due anni ormai. Pubblicare la tesi? Continuare la carriera universitaria? Meglio prendersi una pausa. E occuparsi di contare i presenti nelle aule universitarie. In tutte le aule. In nome di un principio di efficientismo che determina la destinazione d’uso di ogni spazio. Le aspettative e le speranze di una vita migliore, di successi personali e professionali, le promesse di felicità sembrano un inganno: già dai primi giorni tutte le convinzioni riguardo l’aplomb tipicamente inglese vengono smantellate. Coventry non è affatto una cittadina a misura d’uomo. Nella realtà è piuttosto “la città con l’Ikea in pieno centro”. Il sistema sanitario inglese ha tempi ancora più lunghi di quelli italiani e una visita privata le costa quanto in Italia, compreso il costo del volo andata e ritorno. Tra lavori part time improbabili e innumerevoli colloqui di lavoro, approda ad un dottorato, il secondo dopo quello in Italia. Francesca, la sua migliore amica, sta per sposarsi. Giulia e Michele stanno per avere un bambino. La Brexit incombe su tutti loro. Cecilia ha ormai trentun anni ma non ha idea di come sarà il suo futuro. Un futuro che le generazioni precedenti le hanno rubato…

Con un tono ironico e una interessante dose di autocoscienza, Cecilia Ghidotti, dopo una laurea in lettere, un master alla scuola Holden di Baricco e una gestazione di quattro anni, pubblica la sua opera prima raccontando di sé e della sua generazione. Una generazione convinta di essere migliore delle precedenti, scoccata come una freccia nel mondo. Ma qualcosa deve essere andato storto. “Poi dovevo essermi distratta e i primi iniziavano a tornare”, confessa Cecilia. Lei e i suoi amici sono tra i “cervelli in fuga” di cui si sente tanto parlare. Ma è davvero così meravigliosa la vita all’estero? È davvero possibile per lei fare progetti e pensare al futuro? Cecilia è sospesa in una sorta di limbo esistenziale, continuamente a disagio e alla ricerca di un senso profondo che non risiede né nelle sue origini (che la attirano ma anche la respingono) né nei suoi progetti (che puntualmente vanno rivisti). La narrazione procede a sbalzi, come se seguisse il flusso di pensieri, mescolando frasi in inglese, espressioni del linguaggio parlato, dialoghi: un puzzle di eventi, incontri, personaggi, luoghi, sensazioni e sentimenti che rappresentano il senso di precarietà e di incertezza che invade la protagonista. Con uno stile frizzante e una modalità comunicativa di un realismo spiazzante, Il pieno di felicità racconta l’aspirazione di ogni uomo: essere felice. Una ricerca che non ha sosta e che trova pace solo nella scoperta che la felicità è, inaspettatamente, nelle piccole cose.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER