Il pittore e la ragazza

Il pittore e la ragazza
«Questa è Amsterdam, questo è il mondo». Sono i primi giorni di maggio del 1664. È per una singolare fatalità – avrebbe dovuto trovarsi piuttosto nel suo atelier – che il pittore sta camminando lungo il Rozengracht. Ha l’aspetto di un pensatore, che guarda silenziosamente la folla, come le stesse rughe della fronte rivelano e lo sguardo penetrante suggerisce. Del resto non sono elucubrazioni astratte, «i pittori sono abituati a pensare con le mani», e con ragione. Nella luce del mattino, diretto in Warmoesstraat da uno dei suoi fornitori e assorto, è mosso da qualcosa di più del fare acquisiti per una tela, «un’opera in divenire che era già molto più avanti del suo intelletto e dei suoi pensieri». Poco tempo prima, Elsje Christiaens si era imbarca sulla Dorothe per navigare dallo Jutland fino ad Amsterdam, la città nella quale avrebbe incontrato di nuovo l’amata Sarah-Dina, e per questo ora meta tanto desiderata. La grande piazza del mercato, i ponti, i mulini, i negozi: «È in quella città che si deve andare, in quella città, tesoro», ripeteva appassionata. Dopo notti di intense chiacchierate con la sorella, Elsje aveva compreso a poco a poco che la bellezza di Amsterdam non fosse sufficiente a dar ragione di un tale rapimento. Un marinaio, un olandese, era in realtà il fulcro di ogni sogno e la donna innamorata era andata via con lui per non tornare mai più. In viaggio Elsje, una ragazza molto bella, di quasi diciotto anni, non avrà paura per se stessa e, benché ignara di dove si trovi, sarà determinata a ritrovare la sorella più grande perché «viaggiare è uno stato d’animo. È innocente e privo di problemi morali, perché quando si viaggia si ha il proprio obiettivo fisso davanti di sé. Questo è viaggiare»…
Dopo Sonata a Kreutzer e Mareggiata, il grande ritorno di Margriet de Moor, qui sulle tracce di Elsje Christiaens, la giovane serva danese ritratta dal pittore Rembrandt, in un romanzo nel quale l’arte e le passioni – pur mantenendo una relazione con i fatti, anche brutali, realmente accaduti – si uniscono alla forma più delicata della prosa; inflessibile e affascinante, il destino della giovane Elsje, giustiziata dopo essere stata accusata di omicidio, incontrerà la storia del grande artista del Seicento, concentrato a disciplinare le emozioni, eppure profondamente richiamato ai propri drammi. «Disegnare è il silenzio dei pensieri», afferma la scrittrice, e irresistibilmente intravedere il soggetto artistico farà accadere per Rembrandt proprio quel silenzio, che sarà disarmante creazione. Nel loro insieme, i due elementi, disegnare e pensare, formeranno per l’appunto la storia, nel corso della quale, per un tallero, e grazie ad esso, sorprenderemo il genio artistico all’opera. Individuati i moti dell’animo del pittore e della ragazza, soffermandoci ad esaminare le relazioni che intercorrono fra loro, osserveremo l’imponenza delle luci e delle ombre nella vita e nella morte e comprenderemo il tributo al pittore da parte di Vincent van Gogh, così espresso: «Ma La Sposa ebrea, che quadro d’infinità tenerezza…».

 

 

 

 
 
 
 
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