Il poeta è un ladro di fuoco

Charleville, [13] maggio 1871. “Voglio essere poeta, e lavoro per diventare Veggente: lei non ci capirà nulla, e io non saprei quasi spiegarle. Si tratta di arrivare all'ignoto tramite lo sregolamento di tutti i sensi”. Così si esprime in una missiva a Georges Izambard. Con una formula che reca con sé l’incanto della parola poetica, di cui Arthur Rimbaud sarà “ladro di fuoco”: ma come può spiegarsi lo sregolamento di tutti i sensi? E che significa esser Veggente? E come si può poi intendere l’ignoto? Il poeta lo raggiunge? E se vi riesce, cosa perde?
"Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non serbarne che la quintessenza […] Egli giunge all’ignoto, e quando anche, smarrito, finisse col perdere l’intelligenza delle proprie visioni, le avrà comunque pur viste!”. Questa peculiarità, da Arthur Rimbaud riconosciuta sempre più tendente a caratterizzare la figura del Veggente, appare il punto essenziale del suo voler essere poeta. Il Rimbaud che cerca se stesso ha dunque alle spalle il mondo di Georges Izambard – professore di retorica al liceo di Charleville, di cui pure fu allievo, al quale rivolge la prima delle Lettere del veggente sopracitata – e si dispone ad esprimere in una seconda missiva a Paul Demeny una trama di pensieri e gesti con i quali chiedere "ai poeti il nuovo, - idee e forme". «È questa seconda», precisa Lorenzo Flabbi in L'azione, la poesia, introduzione all'opera e interessante riflessione critica, «che viene più propriamente intesa come la lettera del veggente, proprio in virtù di una esposizione più ampia dei nuclei pulsanti contenuti in quella a Izambard». Poeta, editore e direttore della Librairie artistique di Parigi, Demeny è il secondo lettore delle righe «tra le più citate, saccheggiate, fraintese, adorate della letteratura epistolare moderna»: l'asserzione di Flabbi preannuncia già la grandezza e l’interesse di questi documenti della poesia del giovane Rimbaud. Potremmo allora ripercorrere le tracce rivoluzionarie del Rimbaud delle lettere e intramare la concezione della poesia elaborata con il fondamento e la ragion d’essere dei propositi dell’autore. Chiuse le porte al passato, si introduce la prosa sull'"avvenire della poesia", quell’avvenire che essa custodisce e che si rivela nel celebre passo della lettera del 15 maggio 1871, in cui viene ribadito che “il poeta si fa veggente attraverso un immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi”, ovvero parafrasandone i significati, raggiungendo “la propria conoscenza, intera”; cercando l’anima, indagandola, scrutandola, apprendendola; conoscendo l’anima e coltivandola;  trovando una lingua “dell'anima per l'anima”, che riassuma tutto “profumi, suoni, colori, pensiero che uncina il pensiero tirandolo”. E pensate, aveva soltanto diciassette anni!

 

 

 

 
 
 
 
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