Il precursore

Il precursore
Quando i protagonisti di un romanzo sono chiamati per cognome, e i coprotagonisti per soprannome, possiamo giurarci: stiamo parlando di una classe, stiamo parlando del liceo. Fornari e Revignoli sono la coppia di amici “definitiva”. Nella vita, così come sulla bicicletta, non è difficile capire su quale sellino è seduto il gregario e chi è invece il caposquadra. Combattono contro il sistema a modo loro, a forza di petardi fatti esplodere nelle tubature dell’acqua della scuola, scritte irrisorie, in continua lotta contro le sospensioni, ognuno pronto a sacrificarsi per l’altro, ma, almeno fino a quando se lo possono permettere, la regola resta una: scappare. Una domanda rinsalda quel rapporto così solido: “Sai come si chiamano i tetti delle fabbriche, quelli a zig-zag?”. Una specie di codice, una di quelle frasi che si reiterano come un rito, al momento giusto, e come un rito cementificano un patto. Ma un giorno Revignoli decide di morire, lasciando Fornari irrevocabilmente privo di qualsiasi risposta. A smuovere Fornari dal torpore in cui cade, interviene, come un vero e proprio deus ex machina, il Lecchìno: osservatore muto e schierato dalla parte sbagliata (quella dei professori) durante gli anni del liceo, attraverso la sua voce saranno ripercorse le gesta del duo Revignoli & Fornari, ascesa, trionfo e brusca caduta...
E non solo. Perché a partire da qui si finisce per trovarsi immersi nel cuore del romanzo Il Precursore, ed è qui la maestria del giovane autore emiliano. Sfilano nella pagine del suo romanzo le pedine di un perfetto intreccio, ognuna con il suo ruolo preciso, all’interno di quello che a un certo punto si configura come un tentativo di rivoluzione dei “giovani”, capitanati da una strana tigre meccanica, che parla con le citazioni di Cartesio, Marx, Hitler, prototipo di un robot della Sony, avventurosamente finito a casa del Lecchìno e di Fornari, intelligenza artificiale pericolosa perché non consapevole della differenza che c’è tra la vita e un videogioco. Altrettanto inconsapevole sarà il Precursore, personaggio circondato da un alone di mistero e leggenda (così resterà lungo tutto il romanzo), che la tigre-robot sceglierà come protagonista della rivoluzione e che fornirà di un’arma: una mazza da baseball al cui interno batte il cuore di un letale machete, frutto della inventiva e del genio di Fornari. Fra i tentativi di approccio alla Graziabella, il “biondo centro gravitazionale” attorno al quale orbitano gli sguardi dell’intera classe, il “Ciccione”, e la temperanza del Lecchìno, il protagonista resterà lui, Fornari: carismatico, eterno precario, cinico e dannatamente inconcludente. Uno di quelli che le decisioni non le sa prendere, e allora che fa? Macchinosamente fa in modo di “trovarsi costretto” a prendere proprio la decisione che voleva. Un genio, al di là del bene e del male, Fornari. Non vi è dubbio: io, al liceo, mi sarei innamorata di lui. Terzo romanzo di Ivano Bariani (consigliamo anche la visione del suo sito-rivista “Fam – Frenulo a mano” http://www.famlibri.it/), “Il precursore” è una vera e propria ode alla gioventù. Un inno. Che bravo Ivano Bariani.

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