Il predicatore

Il predicatore
Perché la signora stesa per terra è tutta nuda? E perché lo guarda con gli occhi fissi e non si muove? Anche se ha soltanto sei anni, il bambino capisce una cosa terribile: deve essere morta. Era uscito di buon mattino, senza che nessuno lo sentisse, portandosi dietro l’elmo da cavaliere e la spada di legno per andare a giocare nella Gola del Re. Non avrebbe dovuto addentrarsi da solo in quel luogo proibito, ma adesso non gli importa più niente delle sgridate che gli toccheranno per aver disubbidito. Fa dietrofront e corre a casa a dare l’allarme. Quando quelli della scientifica sollevano il corpo pieno di ematomi e ferite della ragazza uccisa, sotto la coperta su cui è adagiata scoprono due scheletri femminili. Se non fosse per quel cadavere straziato, ci sarebbe da pensare a uno scherzo di pessimo gusto. Sono tre le donne da identificare, una assassinata da poco, le altre un bel po’ prima. Patrik Hedström e la sua squadra iniziano a passare al pettine le denunce di scomparse e ottengono i primi risultati. Alla fine degli anni settanta lì a Fjällbacka erano sparite Siv Lantin, diciannove anni, e Mona Thernblad, diciotto anni, tutte e due svanite nel nulla. All’epoca l’indiziato numero uno era Johannes Hult e a denunciarlo era stato il fratello Gabriel. Johannes era poi stato rilasciato, ma si era suicidato poco dopo. Così si era irrimediabilmente inasprita la faida fra i due rami della progenie del vecchio Ephraim Hult, il Predicatore, pastore nonconformista di Göteborg. Un fanatico ispirato (o un astuto ciarlatano), che organizzava assemblee durante le quali faceva guarire storpi e malati dai suoi figli, gli allora piccolissimi Johannes e Gabriel. Un giorno una delle sue fedeli gli aveva lasciato in eredità una fortuna in denaro, più una lussuosa tenuta e una considerevole estensione di boschi, e a Ephraim era passata la voglia di far miracoli in nome di Dio. Ormai il Predicatore è defunto da un pezzo, ma la sua triste fama viene improvvisamente rinverdita. Perché tutte le tracce di quegli atroci delitti conducono ancora una volta alla sua famiglia...
Prende l’avvio da un incipit cinematografico – il bambino ignaro che si imbatte in un cadavere, tipo “La congiura degli innocenti” – il secondo thriller di Camilla Lackberg che ha per protagonisti Erica Falck, scrittrice con il fiuto da detective, e il suo compagno poliziotto Patrik Hedström. Questa volta l’apporto che Erica dà alla soluzione del caso è minima, tutta presa com’è dalla sua imminente maternità. Appesantita dal pancione, affannata dalla canicola che d’estate non risparmia nemmeno la Svezia, Erica deve vedersela con una delle calamità che affliggono chi possiede una spaziosa casa vista mare in una deliziosa località turistica: gli ospiti autoinvitati con prole al seguito. Che siano parenti o amici, sono tutti parimenti molesti ed è più difficile liberarsi di loro che delle zanzare della bassa padana in pieno agosto. Patrick comunque se la cava egregiamente anche da solo a sviscerare i segreti di quella piccola comunità di provincia, un frullato al veleno di follia religiosa, brama di potere e truffaldineria senza scrupoli, con una vena sotterranea di sadismo. I siparietti coniugali, poco glamour e molto umani, alleggeriscono l’orrore che viviamo anche dal punto di vista delle vittime. Le pagine che, andando a ritroso nel tempo, ci immergono nel terrore delle ragazze sequestrate trascinandoci nel buco buio dove le hanno rinchiuse e seviziate, sono una sferzata di angoscia che somiglia troppo alle mostruosità della cronaca – le bambine di Marcinelle, il padre-mostro di St. Poelten - per non colpire al cuore. A metà del libro incominciamo a intuire il perché dei crimini. Ma la Lackerg sciorina una serie di colpi di scena per non farci capire fino alla fine chi sia il vero colpevole. Tenendoci sulla corda con un’abilità che dimostra la sua crescita di autrice e le guadagna un posto di tutto rispetto fra i nomi di punta del giallo scandinavo.

 

 

 

 
 
 
 
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