Il prezzo del silenzio

Il prezzo del silenzio
Si apre il processo contro Emma Perotti, una professoressa di mezza età accusata dell'omicidio di una giovane pittrice cinese, trovata nel suo loft soffocata con una bomboletta di schiuma isolante. Emma insegna Inglese a immigrati appena giunti negli Usa alla Welcome School di New York, e proprio lì ha incontrato An-Ling Huang, una fascinosa ragazza dal grande talento e dai modi enigmatici. Sin dalla prima volta che ha visto la giovane a lezione, Emma ha avvertito per lei un'attrazione inspiegabile: in qualche modo An-Ling le ricorda Amy, la figlia che ha perso quando aveva solo due anni per una terribile disgrazia. Quello della morte di Amy è il grande segreto, il grande buco della vita della famiglia di Emma: suo marito Tom e lei hanno sempre nascosto a loro figlio Josh, che ormai ha quattordici anni e suona la batteria, che la bambina è stata investita dall'auto guidata da Emma dopo essere uscita di casa sfuggendo al controllo di Tom, distratto da una partita. A Josh è stato sempre detto invece che a uccidere Amy è stato “un imbecille di coglione ubriaco”. Sia come sia, Emma ha preso sotto la sua ala protettiva An-Ling, che ha iniziato a frequentare la sua casa e i suoi pensieri, nonostante la forte contrarietà di Tom, che per lei provava un'antipatia istintiva. Pian piano la ragazza si è insinuata nella famiglia, scardinandone gli equilibri, tanto che Emma ha deciso di lasciare figlio e marito per trasferirsi (a sue spese) in un loft con An-Ling. La convivenza è finita dopo qualche mese a colpi di rancori e litigi, e per questo la polizia è convinta che Emma abbia ucciso la giovane cinese. Del resto le sue sono le uniche impronte digitali trovate sul luogo del delitto, e numerose testimonianze sembrano inchiodare la professoressa. Ma man mano che il processo avanza scopriremo che anche Tom e Josh avevano motivi per odiare la ragazza, e che la rete di bugie di An-Ling Huang è più fitta di quanto non si sappia...
Dopo una serie di gialli umoristici firmati con lo pseudonimo di Camilla Crespi e inediti in Italia, Camilla Trinchieri riconquista il suo vero nome grazie alla fierezza che le viene da un romanzo magnifico, emozionante come pochi, capace di toccare corde profonde pur mantenendo un impianto mainstream che lo rende sintetico, diretto, lineare, efficace come un battito di cuore. Il prezzo del silenzio mutua ritmi, atmosfere e intrecci dal noir più sofisticato, nonostante la struttura da legal thriller, e non mancano i richiami al cinema di Roman Polanski , di Jean-Luc Godard o di Alfred Hitchcock – cosa del resto niente affatto sorprendente visto il curriculum dell'autrice, che per ben diciassette anni ha lavorato come assistente al doppiaggio al fianco di Federico Fellini, Luchino Visconti, Lina Wertmuller. Il tema dell'intruso che fa deflagrare le contraddizioni, porta a galla i non detto e svela i segreti di una famiglia borghese apparentemente tranquilla non è nuovo, ma qui viene arricchito dal tema del confronto tra culture (evidenziato da una serie di figure di immigrati più o meno 'inseriti', più o meno 'annessi', dall'italoamericana Emma dal passato drammatico alla sinoamericana An-Ling dal passato segreto, dal proprietario ucraino di una ferramenta alle variopinte studentesse della Welcome School) e da una vena di ambiguità sessuale mai esplicitata, non risolta, ma non per questo meno straniante. La prospettiva policentrica (la vicenda è raccontata in soggettiva dai tre membri della famiglia, e a ogni pagina si va più in profondità, più vicini alla verità) regala al romanzo la capacità di sorprendere e un tocco di schizofrenia che non guasta. L'elaborazione del lutto - del peggiore dei lutti – è raccontata senza retorica, senza anestesia, senza paura di far male, e viene usata dalla Trinchieri come una chiave per aprire il lettore – financo quello professionale - per fargli abbassare le difese, per renderlo vulnerabile come i protagonisti, più dei protagonisti. Consiglio caldamente di leggere il romanzo tutto in una volta o al massimo in due, tre volte: ci sono pochi modi di occupare qualche ora migliori della compagnia di un libro così vibrante e sincero. Unico appunto: la grafica di copertina troppo 'lieve' e femminile, un po' fuorviante: potrebbe rendere più difficile la comunicazione con i potenziali lettori del romanzo.

Leggi l'intervista a Camilla Trinchieri

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER