Il prezzo dell’equilibrio

Il prezzo dell’equilibrio

Settembre 1975. Andrea è sdraiato sul letto in attesa di Grete, la sua ragazza. Ogni martedì, a quell’ora, uno studente del Conservatorio si esercita al violino per ripassare la lezione e la sua musica addolcisce i rumori del traffico. Ad un tratto, una dissonanza cancella l’equilibrio dell’abitudine: è il campanello. Andrea si riprende dal torpore dell’ozio pomeridiano e va ad aprire, vedendo davanti a sé un giovanotto alto, dai capelli corti, sbarbato e con un tiepido sorriso. Si tratta nientemeno di suo fratello Paolo, con il quale non si può certo dire che abbia un buon rapporto. Anzi, a essere precisi, non ne ha proprio nessuno. I due fratelli non si vedono da una vita e prima che Andrea abbia proferito parola, Paolo già lo sta criticando per il suo stile di vita disordinato, per la sua smodata passione per il bere e per il fatto che non va mai a trovare sua madre. Andrea non tollera intromissioni di questo genere nella sua sfera privata, tantomeno da un fratello che non è un fratello, e gli risponde che con sua madre ha chiuso, soprattutto da quando si è schierata a favore della sua ex-moglie per l’affidamento della bambina. Una brutta storia, fatta di colpi bassi e tradimenti, di litigi e dita puntate. Andrea sperava di aver rimosso tutto quello, ma Paolo gli ha fatto tornare in mente tutto nel rigurgito acido della sua memoria. All’improvviso suona nuovamente il campanello. Sarà sicuramente Grete e Andrea spera che la sua presenza convinca Paolo ad andarsene. E invece, sorprendentemente, i nervosi tentativi di presentazione vengono spezzati dalla coincidenza: Grete e Paolo si conoscono già…

Amedeo Giacomini è uno degli autori più polimorfi della letteratura contemporanea italiana: romanziere, filologo e poeta sono solo alcune fra le sue attività. In particolare è come poeta in dialetto friulano che si è contraddistinto, richiamando alla memoria nientemeno che Pier Paolo Pasolini. Con Il prezzo dell’equilibrio ci troviamo di fronte a un romanzo – postumo – che affonda le proprie radici nella società e negli umori degli anni ’70; anni di contestazioni, sequestri e tentativi di anticonformismo. Al centro della narrazione ci sono due fratelli, Andrea, professore universitario comunista, in guerra aperta contro la società borghese e la propria famiglia, e con la bottiglia per alleata; il secondo, Paolo, agiato, benvoluto da mammà e al centro di traffici poco noti in Medio Oriente. La pecora nera e il cocco di mamma. Il romanzo affronta soprattutto le evoluzioni psicologiche di Andrea, la sua insofferenza verso le istituzioni e i rapporti interpersonali, e la sua venefica e rapida discesa verso l’alcolismo. Egli scende per “una strada già ampiamente collaudata, sempre più in basso”, al fine di “tagliare i lacci del rispetto di sé”, in un luogo dove non c’è gente che pensa alla carriera o al denaro, in un inferno della purezza dove stordimento e autocommiserazione fungono da angeli custodi per un’inadeguatezza mascherata da autodistruzione. Giacomini delinea il suoi personaggi con attenzione e verosimiglianza, mostrando per l’ultima volta un talento cristallino che lo ha portato ad aggiudicarsi numerosi premi. In questo libro si riflette, si ragiona e si ripensa, rivelando tutta l’oscurità della vita bohemien, e richiamando alla memoria Fame, capolavoro di Knut Hamsun.



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