Il primo dio

Il primo dio
Emanuel Carnevali nasce a Firenze nel dicembre del 1897 da una madre minuta e carina e un padre autoritario e violento che costringe la giovane moglie a fuggire di casa con il piccolo ancora in fasce. Giunto in Piemonte, nella campagna nei pressi di Biella, Emanuel è obbligato dalla circostanze a crescere in fretta e rendersi autonomo sin dalla tenera età, a causa del precario stato fisico e mentale di una madre tanto dolce quanto assuefatta dalla morfina. Consumata dalle numerose vesciche provocate dalle continue iniezioni, la madre di Emanuel trova una morte prematura che costringe il giovane Carnevali all’affidamento presso una zia materna. Ma le circostanze non sembrano migliorare, poiché anche la giovane zia - segnata dalla prematura scomparsa dei figli a causa di un’inondazione - morirà nel giro di poco tempo trafitta dal dolore e dalla pazzia. Costretto a tornare nella casa dell’odiato padre, Emanuel conosce il sapore amaro del collegio e di un’educazione ferrea, prima di fare la scelta che cambierà per sempre la sua vita: nel 1914, a soli sedici anni, Carnevali abbandona l’Italia per cercare fortuna in America. Lo sbarco negli States, soprattutto agli inizi, non è certo cosa facile e il giovane Em - così amava farsi chiamare - è costretto ai lavori più umili nelle cucine di ristoranti italiani e ad una vita di povertà assoluta, tra camere in affitto, avanzi di cucina e soldi che sembrano non bastare mai. Ma la sua passione per la letteratura sembra inarrestabile e così, tra stenti e componimenti, Em riuscirà finalmente a farsi conoscere per le sue poesie, entrando in contatto con alcuni dei più importanti scrittori americani dell’epoca: Ezra Pound, Williams Carlos Williams, Sherwood Anderson, Robert McAlmond…
Sarebbe bello poter continuare questo racconto parlandovi del successo letterario di Carnevali, ma in realtà anche questo finale - come la maggior parte delle vite che hanno segnato la storia della letteratura - è all’insegna del dolore e della malattia che, nel caso di Em, ha il nome di encefalite - patologia contratta nel 1922 che costrinse l’autore a tornare in Italia, dove trascorse i suoi giorni nei pressi di un ospedale bolognese prima di spegnersi l’11 gennaio del 1942. Il primo dio, edito in Italia nel 1978 per i tipi di Adelphi, rappresenta un corpus eterogeneo di testi che ripercorrono la produzione letteraria di Carnevali: l’apertura è affidata al romanzo di stampo autobiografico che dà il titolo all’intera raccolta, seguono poesie, racconti brevi e saggi dell’autore. Lo stile è paradossalmente pressoché omogeneo pur all’interno di generi differenti: nella poesia spicca il verso libero, nei racconti e nel romanzo prevale una sintassi volutamente semplicistica, quasi abbozzata, una forma di racconto non lontana da quella diaristica. Dimenticato dalla critica e dal pubblico italiano - se si esclude la pubblicazione di Racconti di un uomo che ha fretta, edito nel 2005 da Fazi - Carnevali ha raccolto le lodi dei lettori americani. Il maggior contributo artistico a favore dell’autore è forse il pezzo della band bolognese Massimo Volume, che a lui ha dedicato la canzone Il Primo Dio, un buon pezzo dalle sonorità decisamente anni ’90.

 

 

 
 
 
 
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