Il primo gesto

Il primo gesto
Liguria, località imprecisata. Anna è una brillante studentessa di Veterinaria con tutta la vita davanti. Che un giorno molla tutto. Se ne va di casa senza una meta, accettando la prima nuova vita che le capita davanti: lavorare come badante di un'anziana signora. Il tempo di Anna è ora scandito dagli orari delle medicine, dei pasti e dei riposini. La vita di Anna ruota intorno alla signora Maria, alle sue necessità e ai suoi ricordi. Ai suoi numerosi libri che, ormai cieca, non può più leggere. Un gioco, in particolare, le unisce: prendi un libro qualunque, apri una pagina a caso, leggi una frase. Cosa ti sta dicendo, quella frase? Un gioco che prosegue, giorno dopo giorno, fino a quando la signora Maria muore. Poche ore dopo Anna partorisce il suo bambino (o bambina, non lo saprà mai), frutto dell'incoscienza di una notte. Se ne va nuovamente senza lasciare traccia, questa volta dall'ospedale, cercando nuovi ritmi di vita e nuove famiglie. Anna non torna indietro. Man mano che ci si avvicina a comprendere le scelte del suo duplice abbandono, i giorni di Anna la allontanano sempre più dal suo passato. Anna cercherà nuovi ritmi in Giovanni, nipote della signora Maria e insegnante di danza sensibile: frequentando le sue lezioni, senza svelare la propria identità, metterà a nudo le proprie difficoltà nel fare i conti con se stessa. Allo stesso tempo, Anna cercherà una nuova famiglia in Ramona, che con il figlio e la madre divide un piccolo appartamento e sopravvivono lontani dalla loro terra grazie a lavori umili. In ultimo, tuttavia, Anna dovrà cercare se stessa...
Si può riassumere così l'esordio di Marta Pastorino, genovese trapiantata a Torino che ha raccontato questa storia dopo aver frequentato la Scuola Holden da un lato e alcuni seminari di danza sensibile dall'altro. Proprio a questa disciplina, fondamentale nel contatto con la natura e con se stessi, è dedicato il romanzo: creata da un coreografo e due osteopati, è un connubio tra arte e medicina che porta chi lo pratica a un rinnovato contatto con sé, con l'altro e con la natura, attraverso i movimenti del corpo. Ed è proprio il corpo la chiave di questo romanzo: il corpo di Maria mentre si avvicina alla morte. Il corpo di Anna, sofferente dopo il parto. Il corpo del bambino (o bambina) assente dalla sua vita. Il corpo da ex nuotatore del padre di Anna. Il corpo della madre, eternamente proteso verso il figlio maschio prediletto. Il corpo di Giovanni e il suo intrecciarsi con quello di Anna, ancora inconsapevoli del legame che Maria ha rappresentato per loro. Unica pecca di questo romanzo, poiché la perfezione non esiste: troppo breve. Qualche decina di pagine in più sarebbero state gradite, per approfondire maggiormente il percorso della protagonista e le ragioni che l'hanno spinta a scelte così estreme.

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