Il principio di esclusione

Il principio di esclusione
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Torino. Alberto Barassini si sta recando a lavoro. È il responsabile editoriale delle Edizioni Barassini, una piccola casa editrice torinese che si è sempre occupata di monografie di storia d’arte rinascimentale. Almeno ai tempi del suo fondatore, il padre di Alberto. Dedicarsi alla narrativa è stata una scelta successiva, dettata sia dai tempi, sia dal grande talento di Alberto come talent scout nel riconoscere un bravo autore quando lo incontra. Purtroppo è da più di un anno ormai che, però, Alberto non incontra un libro degno di essere pubblicato e tanto meno di diventare un bestseller e la stessa casa editrice sembra avere pochi mesi di vita. Giunto a lavoro, Alberto, inaspettatamente, nel caos della sua scrivania, trova un manoscritto che gli era sfuggito, Il principio di esclusione, una lettura che cattura subito il suo interesse: i protagonisti sono Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli, uno dei padri della meccanica quantistica; Alberto scopre, però, che Il principio di esclusione manca del finale e persino del nome del suo autore…

Psicanalisi, meccanica quantistica ed editoria. Lalli riesce ad interconnettere questi tre elementi in un veloce romanzo fondato su un libro incompiuto, una misteriosa scrittrice ed il principio di “sincronicità” che sembra applicabile sia ai fenomeni fisici che a quelli mentali. La struttura scelta da Lalli è dinamica: Il principio di esclusione è un libro nel libro, laddove i due testi si alternano creando un doppio crescendo di cui, peraltro, di uno, già si sa, non è stato mai scritto il finale, generando, così un mistero nel mistero. Tutto questo giova nell’insieme a tutta l’opera che, in alcuni momenti, parla anche di scrittura e di come dovrebbe essere composto un buon libro, almeno secondo il protagonista Alberto Barassini. Un testo così, dunque, va sicuramente oltre il mero plot e sa offrire spunti di riflessione paralleli che spingono l’attenzione del lettore a riflettere sul congegno narrativo stesso.



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