Il problema dei tre corpi

Il problema dei tre corpi
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Cina, rivoluzione culturale. La studentessa di astrofisica Ye Wenjie è testimone della morte del padre, ucciso dalle guardie rosse. Dopo l’eccidio, la figlia viene relegata a lavorare in Mongolia come traditrice e successivamente in una struttura che tenta di comunicare con forme di vita extraterrestri, denominata Costa Rossa. Qui riesce a mandare un messaggio agli alieni utilizzando il potere riflettente del sole, dando precise indicazioni di invadere il pianeta Terra… Sono passati molti anni. Un professore di nanotecnologie viene contattato dal detective Shi, che sta indagando su una strana scia di morti nella comunità scientifica internazionale. In seguito al contatto con l’investigatore, Wang viene contattato tramite delle allucinazioni da una società segreta che lo fa entrare in un gioco di realtà virtuale, chiamato “Il problema dei tre corpi”. Il gioco consiste nel risolvere problemi di fisica ed è ambientato in una strana realtà dove si alternano ere dell’ordine e del caos, con frequenza apparentemente casuale. L’alternarsi dei due momenti è regolato dalla vicinanza a dei soli, che bruciano con il loro passaggio tutto quello che è stato costruito dalla civiltà. Chi sono questi strani personaggi che appaiono nel gioco? E perché si fanno chiamare Trisolariani?

Il libro di Liu Cixin (primo romanzo tradotto in inglese a vincere il premio Hugo) si inserisce nel filone dell’hard sci-fi, cioè della fantascienza piena di riferimenti alla scienza, con spiegazioni di teorie e di meccanismi di funzionamento degli universi immaginifici che possono essere alle volte considerati vicini a una lezione di fisica, di matematica o di cosmologia. Roba da nerd? In parte sì, ma lo scarto da una banale descrizione del problema relativistico dei tre corpi, fondamentale comunque per capire il leit motiv che muove l’intera narrazione, viene effettuato sia grazie a una rilettura della storia della filosofia della scienza in chiave fantascientifica (ad ogni passaggio tra le cosiddette ere del caos e dell’ordine) sia a una lettura della storia della rivoluzione culturale cinese. Il secondo espediente narrativo è di particolare interesse, in quanto questo libro, consigliato nientemeno che da Barack Obama nel 2017, utilizza la fantascienza come luogo e ambiente di critica alla storia della Cina. Cixin non è il solo scrittore cinese che per parlare di cosa sia realmente accaduto qualche decennio fa nell’era di Mao, “inventa” mondi virtuali e “di fantasia” su cui il partito non va a indagare e a censurare. La fantascienza quindi come escapismo critico, che l’autore comunque riesce a utilizzare in modo leggero, senza appesantire troppo la narrazione. Certo, mascherare la critica alla vita sulla terra (regime totalitario) con una disperata richiesta di aiuto (e di resa) agli alieni, che vengono invitati all’invasione del nostro pianeta, non è poi così indolore come critica all’esistente, ma anche se in qualche punto la caratterizzazione dei personaggi lascia un po’ a desiderare (si preferisce concentrarsi più sulla trama), il libro si legge fino alla fine, anche grazie all’ottima traduzione (finalmente su un libro di fantascienza!) di Benedetta Tavani. Aspettiamo il secondo capitolo della trilogia.



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