Il profumo bruciò i suoi occhi

Il profumo bruciò i suoi occhi
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I genitori di Matthew si lasciano poco dopo capodanno. Il padre sale sulla sua Chrysler Newport marrone del ’72 con tre sacchi per la spazzatura pieni di indumenti e parte. Il figlio non lo vedrà più, perché muore a giugno in uno scontro su una superstrada di Los Angeles. Matthew non ha idea di dove siano sparite le sue ceneri. Quell’estate il ragazzo la passa nella mansarda del suo amico Willie a fumare erba e ad ascoltare Wish You Were Here dei Pink Floyd. Ogni sera, verso le nove o le nove e mezza, i due si recano a mangiare cheeseburger da Christy’s, in cui lavora la cameriera-dai-lunghi-capelli-rossi per cui Matthew ha una cotta. Una sera prende coraggio e le chiede se aveva appena cominciato il turno o se lo stava finendo, ricevendo come risposta un semplice “caruccio”. La cameriera aveva più di venticinque anni e Matthew sapeva di non avere alcuna possibilità, ma l’averci provato gli ha comunque dato un senso di vittoria. A rovinare la situazione ci pensa Willie, che la definisce “orrenda” e evidenzia i suoi “fottutissimi occhi a palla”. Da quel momento, segretamente, Matthew inizia a odiare Willie, pur sopportando in silenzio i continui insulti alla cameriera dai capelli rossi. Intanto sua madre, nonostante tutto il dolore che le ha causato, sente la mancanza del marito deceduto e sviluppa una dipendenza a qualche calmante o antidepressivo. Non sembra triste, ma solo vuota. Poi a sorpresa, verso la metà di agosto, dopo essersi ripresa quasi miracolosamente, la madre informa Matthew che presto si trasferiranno in città, a Manhattan. Al 446 sulla East 52nd Street, Matthew farà presto la conoscenza di un tipo strano: si chiama Lou Reed…

Michael Imperioli è conosciuto soprattutto per aver dato voce e corpo a Christopher Moltisanti della serie televisiva I Soprano. Imperioli racconta di aver concepito Il profumo bruciò i suoi occhi, suo romanzo d’esordio, nel 2013 per raccontare a suo figlio chi fosse realmente Lou Reed. Rockstar dedita all’alcool e alle droghe, frequentatore abitudinario dei bassifondi in cui violenza, promiscuità sessuale, credenze arcane e illegalità si fondono, Lou Reed diventa l’istrionico e bizzarro mentore di un giovane di campagna trapianto in una Manhattan che lo ingloba e lo atterrisce. Ad accompagnarlo per un breve tratto nel suo percorso di formazione è anche Veronica, una sua compagna di classe di cui è innamorato, ma che spende la sua adolescenza facendo la prostituta a casa di sconosciuti, trascinando con sé lo stesso Matthew. Imperioli narra il processo di “mesmerizzazione” e incantamento che conduce di forza il ragazzo a provare le esperienze liminari tipiche della sua età: il sesso, consumato a casa di un voyeur, l’alcool, la droga, la trasgressione. Matthew perverrà addirittura all’identificazione completa con la creazione musicale del suo mentore: “mi resi conto che non mi importava se qualcuno avrebbe potuto leggere le parole perché ero diventato parole. Ero io la canzone”. Sarà la follia, infine, a renderlo consapevole del valore di quelle due persone che hanno attraversato come astri la sua vita: Lou e Veronica condividevano una qualità speciale, “un’acuta sensibilità nei confronti della fragilità umana”. Col suo romanzo, Imperioli ha voluto descrivere proprio questo: l’apprendistato alla vita di un’anima fragile attraverso la musica (Lou) e le parole (Veronica).



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