Il protettore del tempo

Il protettore del tempo

Il liceo, Martina ‒ che ormai è all’università e forse neppure si ricorda il suo nome ‒ e la prof Grassi di matematica che, potrebbe giurarlo, lo odia: questa in breve la vita di Lorenzo Belletti. Ultimo anno alle superiori e una vita banalissima che scorre senza intoppi, almeno sino a quando non entra nella vecchia biblioteca scolastica e vi scopre una porta nascosta dietro uno scaffale di libri. Oltre la porta si cela una stanza dalle pareti interamente occupate da orologi, tutti uguali, sincronizzati ed equidistanti l’uno dall’altro. Lui e Leonardo ci sono incappati per caso e non hanno idea di cosa significhi quel luogo, tantomeno Lorenzo sa dare una spiegazione agli strani sogni che lo turbano ultimamente: ci sono sempre il caro nonno defunto e una vecchia radio con la sigla “R. 10.10”. Per un po’ la vita al liceo sembra scorrere normalmente, ma quella radio in casa del nonno esiste davvero e Lorenzo, quasi altrimenti dovesse cascare il mondo, sente l’irresistibile tentazione di accenderla ogni giorno alla stessa ora…

E se il tempo all’improvviso si fermasse? Se le lancette degli orologi smettessero di girare e il sovrano di un Regno Oscuro arrivasse sulla Terra a dettare le sue leggi? Un’avventura tra le dimensioni, questa la scelta di Simona Cantelmi per il suo esordio letterario. L’esistenza dei ragazzi di un comune liceo stravolta all’improvviso da Re Osibos e i suoi sgherri, precipitati qui da un’altra dimensione, apparsi dal nulla in un giorno apparentemente uguale agli altri. Come in ogni avventura c’è un eroe che si cimenta nell’impresa impossibile, e in questo caso tocca al giovane Lorenzo. Ma non c’è Batman senza Robin, e Lorenzo è coadiuvato dal cugino Leonardo e dall’amica Manu. Tra favola contemporanea e rimandi nostalgici a una fantascienza targata Jules Verne (ma distante anni luce per qualità e originalità dai classici), Il protettore del tempo scorre veloce e indolore, attraversando l’età più delicata dell’esistenza umana ‒ quella tarda adolescenza che porta sempre con sé malumori, rimpianti e cuori spezzati ‒, ma senza farcene cogliere l’essenza. Qualche cliché di troppo e una trama forse risolta in maniera frettolosa, con protagonisti che mancano di spessore caratteriale, non ci fanno apprezzare appieno il potenziale di una storia che poteva avere qualcosa in più da raccontare. Ma non l’ha fatto.



 

 

 

 
 
 
 

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