Il quaderno

Il quaderno

Una lettera d'amore per Lisbona (o se volete Olisipo, Olissibona, Aschbona) che diventa un elogio della memoria; la richiesta di perdono postumo a Darwin inoltrata dalla Chiesa Anglicana - ma non certo dalla Chiesa Cattolica; l'ignoranza abissale e le menzogne di George W. Bush, al quale un giorno la Storia chiederà conto delle sue colpe immani; l'enigma (forse l'assuefazione al malaffare e al crimine del Paese della mafia e della camorra?) per il quale il popolo italiano continua imperterrito a dare fiducia a Silvio Berlusconi; gli sfondoni di José Maria Aznar sul riscaldamento globale; la proposta di raccogliere le autobiografie di tutti gli esseri umani in una smisurata biblioteca sulla Luna; gli effetti sulle vendite di libri dei divorzi, che spesso azzerano la bilioteca personale di uno dei due coniugi; la stridente contraddizione tra la Carta dei Diritti Umani e le severissime procedure doganali statunitensi; il disastro della sinistra mondiale denunciato nella più atroce indifferenza da parte dei leader della stessa sedicente tale; gli sforzi vani di Josef Ratzinger per salvare dalla sua prevedibile fine una Chiesa in decadenza basata sull'assunto - falso - che Dio esista; l'elogio del gigante della Letteratura brasiliana Jorge Amado...
O Caderno de Saramago, il blog che dal settembre 2008 raccoglie i pensieri sull'attualità, sulla letteratura e sulla vita - privata e non - di José Saramago (e del quale esiste anche una versione italiana ufficiale) diventa un libro. Un libro al centro anche di un caso editoriale, perché la Einaudi - che di Saramago in Italia pubblica l'opera intera - ha rifiutato di pubblicarlo: ufficialmente a causa dei giudizi troppo tranchant sui potenti della Terra in esso contenuti e che si teme porterebbero a guai giudiziari, ma è lecito sospettare che il niet sia dovuto al fatto che la casa editrice torinese è di proprietà di Silvio Berlusconi. Poco male, perché la Bollati Boringhieri si è aggiudicata i diritti del libro (e chissà, dei prossimi romanzi dello scrittore portoghese) ben volentieri. A fronte di queste furiose polemiche, sembra incredibile che tutto sia nato quasi per scherzo e - diciamolo - un po' controvoglia. Il blog infatti è stata un'idea della moglie dello scrittore, la pasionaria Pilar del Río, anima della Fundação José Saramago, la Fondazione che tutela l'opera del Nobel per la Letteratura 1998 e finanzia progetti legati ai diritti umani e alla cultura: ma il marito che riesce a sfuggire alla volontà di sua moglie deve ancora nascere, e anche l'anziano scrittore ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco e iniziare a 'postare'. Con enorme successo, occorre dirlo ("Il blog è stato visitato da un milione di persone, lo trovo stupefacente", ha infatti dichiarato in una recente intervista) e crescente, palpabile passione. Una passione che si avverte sin dalle prime pagine e spesso e volentieri("(...) Non ho nulla di personale contro la speranza, ma preferisco l'impazienza") porta l'autore lungo gli emozionanti ma impervi sentieri dell'invettiva. Se blog deve essere, che blog sia, sembra aver pensato il buon Saramago, che gettati alle ortiche gli abiti dell'ironico cesellatore di allegorie, del frequentatore delle pieghe nascoste del passato, del narratore di favole a elevato contenuto di simboli, purga il suo stile da tutti i fronzoli come Web comanda e spara ad alzo zero sui protagonisti dell'attualità politica ed economica dando in ordine sparso del "delinquente" e "capo mafia" a Berlusconi, del "robot mal programmato" a Bush jr., del "mero episodio" ad Aznar, e chiedendosi con memorabile e sferzante argutezza "Cosa penserà Dio di Ratzinger?". E giù applausi, e giù risate, e giù brividi. Nulla contro la chiarezza, ci mancherebbe. E sono da sempre convinto che la radicalità in politica sia un valore da riscoprire, non qualcosa di sconveniente come un rutto a tavola. Il problema vero qui è che l'opinionista Saramago non è nemmeno lontanamente ai livelli del Saramago romanziere. E la banalità è un peccato che un Nobel per la Letteratura non può proprio permettersi.


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