Il ragazzo in ritardo

Il ragazzo in ritardo

Il 1600 in terra di Nandèra è appena cominciato. No, non è il 1600 che conosciamo noi, ma è un secolo del tutto simile ai nostri tempi e Charles Penguin nasce qualche mese dopo la morte di suo padre, un agricoltore stimatissimo, strappato all’amore dei suoi familiari da una malattia sconosciuta. Con la sua mamma Therèse è quindi supercoccolato dai quattro nonni, dalle due sorelle di papà e dai quattro cugini fantastici con cui trascorre le vacanze estive. Charles si definisce un ragazzo “storto”, ma solo perché è quello che ha percepito da un commento della maestra della Scuola Base che in realtà si riferiva più che altro al suo scrivere storto; e pensa di essere un “un ragazzo in ritardo” perché non ha bruciato le tappe (non ha fatto sesso a 15 anni, non si è ubriacato a 14, non possiede un’auto, ma segue i suoi tempi e i suoi ritmi). Di certo il fatto di prendersela con calma lo rende davvero un ragazzo sempre un passo indietro e quindi messo da parte da tutti, ma non certo perché ha mancanze di capacità di vario tipo. Qualcosa per lui cambia quando lascia la Scuola Base per andare all’Istituto e scopre che ce ne sono altri come lui, tutti quelli che in aula sono divisi dagli altri (quelli brillanti e figli di papà), da una colonna. Dalla parte della finestra ci sono quelli “in” alla parte del muro tutti gli altri. Certo neanche questi, sostanzialmente maltrattati alla stessa maniera, evitano di farsi beffa di Charles, ma nel frattempo si è fatto anche amici veri, soprattutto Joan che ha conosciuto a fine estate in villeggiatura e la figlia Susan…

Pierluigi Cuccitto, marchigiano di Urbino, pur essendo al suo primo romanzo, non è alla prima esperienza letteraria, essendosi già cimentato in racconti e in una piccola fiaba fantasy. Quest’ultimo genere sembra essere un’ambientazione narrativa in cui si muove con scioltezza, tanto che le influenze si sentono anche in questo suo Il ragazzo in ritardo. Il romanzo mette in evidenza una fervida capacità di inventare, trovare nomi curiosi, storie. Il “Continente Esterno” per indicare tutto ciò che è estero, la “Musica Pesante” ovvero quella non classica, la “Storia delle Visioni del mondo” che insegna sua madre all’Istituto, il “Visualizzatore Telefonico”, la stessa Scuola Base o il Motore con cui spostarsi da un luogo all’altro: sono solo definizioni, è vero, ma che indicano molto di più. Ha scritto l’autore in un post nel suo profilo di Facebook che nel 2018 farà uscire la seconda parte della storia che ha concepito come una trilogia in cui parlerà di questo luogo immaginario che ha chiamato Nandèra ma che a ben guardare, tanto immaginario non è! Non mancano richiami a tristi e noti eventi italiani, coperti in questo libro da quel manto di fantastico che li rende quasi episodi irreali. Si intravedono nel carico di intrighi, collusioni, corruzione, nei quali si avviluppano anche la politica e il giornalismo; nella facilità con cui identificare la nostra mafia nella Confraternita di Nandèra; in un magistrato che non si chiama Falcone, ma fa la stessa tragica fine; nei funerali di Stato nei quali la moglie di un agente, del tutto simile a Rosa Schifani, parla alla mafia davanti a tutti...



 

 

 

 
 
 
 

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