Il ramarro verde

Il ramarro verde
La giovinezza di Michele è scandita da mille avventure in un bosco di gagge e lungo le rive del fiume Sangone. Un ambiente naturale capace di ricreare nella fantasia del ragazzo uno scenario salgariano, dove costruisce zattere, erge capanne di frasche. E dove viene salvato dal morso di un serpente grazie all’intervento furtivo di un ramarro verde, che nella lotta resta paralizzato e dopo tre giorni muore. Il comportamento provvidenziale dell’animale resta a lungo scolpito nella memoria di Michele, predisponendolo ad una vita condotta in difesa della natura e a sostegno del prossimo. Ma all’età di quarant’anni gli viene diagnosticato di essere affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica. La prospettiva di doversi rassegnare ad una condizione di paralisi totale suscita in lui una reazione di rifiuto e di abbandono, da cui tornerà a salvarlo il ricordo di quell’atteggiamento tenace e ostinato con cui il ramarro verde lottava per sopravvivere…
Dall’immobilismo forzato della sua nuova condizione, Michele Riva racconta in prima persona come vive l’inattesa esperienza con la SLA, con una franchezza disarmante e a tratti persino insostenibile. Il Ramarro verde non è una vicenda facile, né un libro rassicurante, ma è l’occhio che ci sta guardando. E’ un uomo che non riesce più a vivere, che non riesce a comprendere le ragioni del suo male. Il ramarro verde è la diversità, l’impossibilità di fruire liberamente del proprio corpo, la difficoltà di accettarsi; ma anche la possibilità di vedere la realtà sotto un’altra luce. All’autore non si può chiedere ciò che non può dare: soluzioni o rimedi consolatori. Ma dalla sua testimonianza si può attingere coscienza problematica e rinnovata predisposizione alla vita. Che è di per sé ragione di schietta gratitudine.

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