Il ranger del Texas

Il ranger del Texas
Gli tocca ammetterlo: non può più negarlo, non c’è che dire. Anche lui, Buck, ha nel sangue la tendenza a uccidere. Deve essere ereditaria. Buck, l’ultimo dei Duane, antica e combattiva famiglia texana. Cal Bain è di nuovo ubriaco, e lo sta cercando. Meglio stargli alla larga. Quando Cal è ubriaco è pericoloso. Potrebbe cercare di ammazzarlo. Anzi, se lo vedrà ci proverà di sicuro. D’altronde in questi giorni sembra che tutti gli abitanti del Texas abbiano voglia di sprecare un po’ di munizioni. È meglio che tu te ne vada, suggerisce a Buck lo zio. Buck ha ventitré anni, è bello e ha tante qualità. Può riuscire, nella vita. Ma se ammazza un uomo è rovinato per sempre. E il Texas ha già troppi fuorilegge: non tutti precisamente dei delinquenti, ma comunque gente avulsa dalla società…
È un libro dell’inizio del secolo scorso, e tale atmosfera si percepisce dalla prima parola della prima riga della prima pagina: ciononostante non suona datato, anzi. In fondo, d’altro canto, l’epopea del grande e selvaggio West si basa - con tutti i suoi limiti, le banalizzazioni e la retorica - su valori per certi versi ancora attuali. Meglio, sempiterni. O reputati tali. Epica di cui Zane Grey è con tutta probabilità il cantore per eccellenza, vista la sterminata produzione di romanzi e racconti, da cui è stato tratto un numero impressionante di film, molti dei quali divenuti classici di genere, salvezza dei palinsesti di parecchie televisioni private. Sfogliando le pagine il lettore trova esattamente quello che si aspetta: il percorso di maturazione di un giovane uomo in una realtà non facile, descritta in modo limpido e dettagliato.  

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