Il regalo di Berlusconi

Il regalo di Berlusconi

Cosa succede se si compra un testimone? Soprattutto, cosa succede se a comprarlo è il Presidente del Consiglio? Ancora più importante, cosa succede se nel corromperlo il Presidente del Consiglio si caccia fuori da tutti i processi in cui è imputato? Il 17 febbraio 2009 la sentenza di condanna della X sezione penale del Tribunale di Milano ha inflitto a David Mills, facoltoso avvocato inglese nonché marito del ministro laburista Tessa Jowell, quattro anni e mezzo di carcere in primo grado, dopo essersi occupato, sin da 1978, delle società offshore del gruppo Fininvest. La falsa testimonianza resa ai Pm De Pasquale e Robledo durante le indagini sarebbe stata profumatamente pagata a Mills prima 10 miliardi di lire e poi 600 mila dollari dando a Berlusconi la possibilità di iniziare la sua scalata al potere politico candido come una vergine. Attraverso hedge funds, società offshore, fondi neri, corruzioni, evasioni fiscali ed un turbinio di banche svizzere e conti nascosti alle Bahamas si sviluppa una trama molto fitta che avrebbe garantito a Berlusconi anni di guadagni ai danni dell’erario e la possibilità diventare Presidente del Consiglio, trovando anche il tempo, grazie ai suoi avvocati Pecorella, Ghedini e Longo, dei veri  mastini del diritto nonché deputati del Parlamento italiano, di confezionare leggi ad personam (Lodo Schifani, Lodo Alfano, ex Cirielli e codicilli inseriti addirittura nel cosiddetto 'pacchetto sicurezza') che scongiurino il rischio di vedersi processato per i reati commessi…
La storia di Silvio Berlusconi parte da lontano e finisce mani e piedi nella stagione di Tangentopoli: con un testa a testa serrato, acceso ancora oggi, con l’allora Magistrato Antonio Di Pietro e un feeling particolare con Bettino Craxi ed il suo PSI. Di mezzo c’è il coinvolgimento del Sismi (se vi ricordate un certo Pollari), della Guardia di Finanza e del Ministero di Grazia e Giustizia dell’allora Ministro Castelli, tutti impegnati affinché non venissero svolte indagini approfondite sulle società del gruppo Fininvest o a violare gli atti segreti delle indagini che riguardavano il Presidente del Consiglio. I pm che svolgono le indagini rincorrono i documenti per mezzo mondo; altrettante carte sembrano essersi smaterializzate, mentre con pazienza certosina si va compilando quel mosaico fatto di movimenti, saldi, estratti conto, prelievi e spostamenti da un conto ad un altro di ingenti somme, scatole vuote. Nel frattempo, in Italia, si mette in piedi una vera e propria strategia per ingannare tutti o quasi, gridando alla politicizzazione della magistratura, parlando di “giustizia ad orologeria”, ma molto più spesso sottacendo la gravità del fatto che un uomo, non proprio un cittadino qualsiasi, attraverso una pletora di teste di legno, fantocci, prestanome, avvocati agguerriti e sudditi più realisti del re sgusci tra le maglie della legge con abilità sconcertante. Ci ricorda qualcun altro: un certo Giulio. Si inventano percorsi per mettere i bastoni tra le ruote ai magistrati che curano le indagini, allungando sventatamente le mani sulla giustizia attraverso riforme discutibili e da più parti ritenute dannose (si veda, ad esempio, la separazione delle carriere); stracciandosi le vesti in spregio alle cosiddette “toghe rosse”; ricusando i giudici e chiedendo lo spostamento (questo si, ce lo ricordiamo benissimo, per i contorni fantozziani che la vicenda ha preso) della sede di giudizio da Milano a Brescia. La minuziosa ricostruzione che Peter Gomez e Antonella Mascali fanno in questo Il regalo di Berlusconi degli eventi attraverso i documenti e le testimonianze oltre ad una preziosa sintesi della sentenza, confezionata nella seconda parte del volume, colma al lettore quella lacuna lasciata da giornali e Tv sull’iter processuale che ha visto coinvolto Silvio Berlusconi, rendendoli tacitamente o involontariamente complici dei vari omissis che i cittadini contemplano su questa storia. A colpire è sicuramente la semplicità e l’immediatezza del linguaggio nonostante la tecnicità dell’argomento e per quanto l’intento sia quello di mollare il libro appena all’undicesima pagina tanto è la percezione dello schifo in cui si sta per sprofondare, alla fine si rimane incollati alle pagine. Se ne esce sfiniti e sfibrati con ancora più domande rispetto a quelle che si avevano all’inizio della lettura. Uno spaccato orwelliano per cui tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri.


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