Il richiamo della giungla

Il richiamo della giungla
Sabine è una bambina tedesca cresciuta nella giungla papuana, dove i suoi genitori antropologi si sono trasferiti alla ricerca delle popolazioni autoctone che vivono nascoste tra la straripante vegetazione. Dopo un'infanzia trascorsa a in totale comunione con il popolo dei Fayu, a 17 anni torna in Germania per completare gli studi. Quindici anni dopo Sabine è sul volo che la riporterà nella giungla della Papua occidentale, verso quello che sente il suo paese, tra quella che considera la sua gente. All'arrivo la travolgono i ricordi nei quali le sembra di vedere un'altra persona, così diversa da quello che è ora. Corpo e mente poco a poco ritrovano l'equilibrio e acquistano un nuovo ritmo. Sapori e colori dimenticati, usanze uniche e dai profondi significati tornano a galla, invadono di nuovo la sua vita. Ma non saranno solo i bei ricordi a riempire il viaggio della giovane donna. Poche settimane (che sembrano mesi) e la giovane alla riscoperta della giungla terribile e generosa si trova testimoniare, vedere ed ascoltare le vessazioni, le violazioni dei diritti umani, dei soprusi e delle ingiustizie di cui è vittima il popolo papuano da parte del governo indonesiano. Durante la guerra fredda infatti, la Papua Occidentale è stata letteralmente 'venduta' dagli Stati Uniti all'Indonesia in cambio di un "non schieramento" accanto alla Russia. E ora il popolo papuano è vittima di un vero e proprio genocidio sistematico e la sua terra di sfruttamenti incontrollati e devastanti. Inizialmente Sabine si sforza di vivere il suo viaggio solo come un ritorno al mondo della sua infanzia, cerca di gustare il soggiorno nel villaggio in cui è cresciuta e la vita senza orari né impegni, pressioni di alcun genere. Ben presto si accorgerà di non poter e voler fuggire alla realtà della situazione. E il diario di viaggio si trasforma in testimonianza e in denuncia. I soggiorni nella giungla si alterneranno sempre più spesso con quelli nelle città, dove la gente, gli studenti, i figli delle vittime del terrore si riuniscono e combattono. Manifestazioni, pestaggi, inseguimenti e agguati prendono il posto delle gite, delle calde notti insonni, del buio, delle risate...
Dopo La bambina della giungla, nel quale l'autrice ha raccontato la sua infanzia nella giungla, Sabine Kuegler torna con un nuovo libro, e sfruttando la popolarità ottenuta con il primo dà voce non solo alla bellezza della natura e alla straordinarietà del popolo Fayu, ma anche all'orrore del genocidio, delle torture e della repressione in atto in quelle terre. “È mio dovere combattere per questa gente. Se non accade nulla in breve tempo allora i Fayu non avranno alcuna possibilità”, ha spiegato in una recente intervista. Un libro forte, scritto quasi per dovere, per non tirarsi indietro e non dimenticare. Un libro che ha segnato nella vita dell'autrice una svolta irreversibile: la scelta di schierarsi, di uscire allo scoperto e di far conoscere al mondo una verità tenuta nascosta al prezzo di innumerevoli vite. Con uno stile scarno e spesso anche lento ma sempre chiaro e scorrevole, l'autrice disegna una realtà quasi inimmaginabile per un occidentale, dove il tempo è un concetto estremamente relativo quasi quanto quello di giustizia.

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