Il richiamo della notte

Il richiamo della notte

Un uomo è tormentato sin dall'infanzia da stranissimi, vividi sogni nei quali vive - parallelamente alla sua - anche l'esistenza di un ominide del Medio Pleistocene, Dentone, che dapprima viene difeso dai pericoli della foresta dagli irsuti e feroci genitori, e in seguito - perso il padre per morte violenta - si vede costretto ad abbandonare la madre per colpa del suo nuovo compagno, Linguaccia, che lo maltratta crudelmente. Una volta solo, il giovane uomo-scimmia dell'Età della Pietra si aggrega a una delle prime comunità di cavernicoli, che vive miseramente senza la capacità di usare nessun utensile né costruire niente in alcune cavità naturali in riva a un fiume tra la sporcizia, continuamente assediata dalle tigri dai denti a sciabola e vessata dal suo leader, il gigantesco e violentissimo Occhio Rosso. In questa fase della vita Dentone prima conosce l'amicizia di Orecchio Pendulo e poi, durante uno dei vagabondaggi in compagnia del suo compare, l'attrazione fisica (non consumata) per la sfuggente Svelta. Ma all'orizzonte si palesa la minaccia degli Uomini del Fuoco, una tribù di ominidi più evoluti che ha la cattiva abitudine di uccidere e mangiare gli scimmieschi simili di Dentone... Sessanta anni dopo la morte scarlatta, una devastante epidemia che nel 2013 ha spazzato via la civiltà moderna e quasi estinto l'umanità, James Howard Smith è solo un vecchio tremante che va in giro - come tutti, del resto - coperto di pelli di capra e croste di sporcizia e che tenta inutilmente di far capire ai nipoti com'era il mondo prima della catastrofe. Eppure una volta Smith era un professore di Letteratura all'Università della California, e si trovava a San Francisco quando l'orrore si scatenò sul mondo...

Il London che non ti aspetti: escono raccolti in un unico volume due esempi assolutamente paradigmatici della fascinazione di Jack London per il fantastico. "Prima di Adamo" – forse meno interessante letterariamente – ci scaraventa in una Preistoria grottesca e cenciosa nella quale già la semplice sopravvivenza è un’attività a tempo pieno che non lascia spazio a voli pindarici o atti eroici. Stesso discorso nel secondo romanzo breve "La peste scarlatta" (che però un po’ le stimmate della preveggenza come si conviene ai grandi classici della science-fiction ce le ha, essendo stato pubblicato nel 1912, cioè pochi anni prima della devastante epidemia di influenza Spagnola che fece quasi 50 milioni di morti e della I Guerra Mondiale): anche qui i protagonisti sono da armata Brancaleone, straccioni che non hanno nemmeno più memoria delle passate grandezze della civiltà umana. Naturalmente però l’approccio dello scrittore di San Francisco non è affatto nichilista, ma socialmente impegnato, militante più che mai: a essere nel mirino sono la società consumistica e i suoi vizi, l’egoismo e l’individualismo, il disprezzo per la memoria e la cultura, la violenza e l’oppressione. Un po’ favole un po’ metafore, le storie fantascientifiche di London conservano a quasi un secolo di distanza una invidiabile freschezza e leggerezza e si leggono come si beve una limonata fresca. In pochi sorsi, facendo “aaah!” subito dopo.

 


 

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