Il richiamo delle spade

Sand dan Glokta, ex colonnello, un tempo abile e famoso spadaccino, è ridotto ad un relitto umano dopo esser stato catturato nella lontana Gurkhul e torturato nelle prigioni dell’Imperatore. Storpio e quasi senza denti, trascina ogni giorno il suo stanco corpo per i lunghi corridoi e le infinite scale del palazzo di giustizia: “il clicchettio sicuro del tacco destro, poi il colpo secco del bastone, e per ultimo l’infinito trascinarsi del piede sinistro” accompagnato dalle “familiari fitte alla caviglia, al ginocchio, alle natiche e alla schiena. Tacco, bastone, lamento”. Ironia della sorte, adesso Glokta è diventato l’Inquisitore più temuto e, assieme ai suoi due Pratici Gelo e Severard, sparge terrore e inenarrabili dolori tra i poveracci – spesso non efferati criminali, ma soltanto vittime della corruzione di Palazzo – che hanno la sventura di visitare le celle dell’Inquisizione. Logen Novedita, detto il Sanguinario, con la sua sacca logora sulle spalle contenente solo una vecchia pipa d’argilla, qualche trancio di carne secca, ago e filo vaga per le montagne del Nord dopo essere scampato alla morte in seguito ad un agguato dei Testapiatta. È rimasto solo: ha perso gli affetti più cari ed anche i suoi compagni sono probabilmente tutti morti . L’unica speranza di salvezza che gli rimane è allontanarsi il più possibile da quei luoghi… L’incontro con Malacus Quai - un improbabile apprendista stregone, giovane e macilento che sostiene di essere alle dipendenze del Primo Mago Bayaz - cambierà per sempre le sorti della sua burrascosa vita. La schiava Ferro Maljinn finisce di sotterrare i corpi degli uomini che ha ucciso; deve scappare alla svelta perché altri la staranno inseguendo e lei può contare solo sul desiderio di vendetta che la tiene in piedi e sull’arco che porta con sé. L’aiuto di Yulwei, uno strano vecchio dalla pelle nera come il carbone, riuscirà a metterla in salvo dai terribili Mangiatori che le sono da giorni alle costole. Il Capitano Jezal dan Luthar, di famiglia molto ricca e con un incarico di prestigio nella Guardia del Re, trascorre le sue giornate spillando soldi facili agli sventurati compagni di gioco, nutrendo i suoi sogni di gloria partecipando al Torneo di scherma cittadino e allenando la sua già smodata vanità rincorrendo facili conquiste. Fino a quando sul suo cammino si metterà Ardee West, fanciulla di rango inferiore che gli stravolgerà l’esistenza. Nel frattempo, il sanguinario re del Nord, Bethod, viaggia verso Sud per combattere l’Unione e la guerra è alle porte. Il destino di ognuno di loro sta per cambiare….
Montatore freelance, produttore di format televisivi, appassionato di videogiochi e giochi di ruolo, finalista del prestigioso John Campbell Award - assegnato annualmente al miglior nuovo scrittore di fantascienza o di fantasy - Joe Abercrombie propone in Italia il primo volume di una trilogia edita nel Regno Unito da Gollancz, casa editrice famosa fra l’altro per aver pubblicato le opere di George Orwell.  Il mondo descritto da Abercrombie – al quale ci ha già in parte abituato con  The Heroes, tradotto in Italia prima della trilogia benché scritto successivamente e a completamento de La prima legge  – è difficilmente inquadrabile nei canoni del fantasy classico. È un insieme di microcosmi con forti richiami al nostro Medioevo, in cui le passioni umane, i tradimenti, i duelli la fanno da padrone. In cui i personaggi – peraltro vividamente descritti e caratterizzati – agguantano l’attenzione del lettore e non la mollano fino all’ultima pagina. Non ci sono eroi, qui, ma uomini che combattono – ognuno a proprio modo – la battaglia per la sopravvivenza in un mondo fatto di sopraffazione, corruzione e violenza. Un mondo in cui “ tutti si combattono con le unghie e con i denti. I poveri litigano per sciocchezze, i ricchi scatenano guerre segrete per il potere e la ricchezza, e lo chiamano governo. Guerre fatte di parole, di dissimulazioni e di astuzie, ma non per questo meno sanguinose”. Un mondo in cui ai margini dello splendore dei palazzi stanno i disperati e i senza casa che rovistano fra i rifiuti; in cui le città cadono in rovina e con esse le grandi opere del passato; in cui gli spargimenti di sangue sono all’ordine del giorno e le faide così “radicate e complicate che nessuno è più in grado di dire chi odia chi, e perché”. Seguendo il cammino già segnato da George R.R. Martin, Joe Abercrombie libera finalmente il Fantasy dallo stereotipo della magia, che rimane solo marginale alla vicenda umana, ed anzi ne sovverte completamente i canoni costruendo un romanzo in cui il sangue chiama sangue (“la lama stessa induce alla violenza”); in cui il cinismo si alterna a piccole dosi di ironia; in cui gli svariati punti di vista dei personaggi che si affacciano sulla scena concorrono a dipingere questo splendido romanzo corale che, tra lacrime e sangue, si legge tutto d’un fiato nonostante la mole delle pagine; grazie anche al perfetto stile cinematografico che alterna, in un rapido susseguirsi di immagini,  torture, combattimenti all’ultimo sangue, inseguimenti, tradimenti e complotti, ma anche momenti di pura comicità. Attendiamo di leggere il secondo capitolo della trilogia, Prima di essere impiccati, in libreria da ottobre e di cui troviamo già una breve anteprima in appendice.

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