Il rimedio miracoloso

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Fine XIX secolo, Inghilterra. George Ponderovo cresce in una signorile tenuta di campagna, Bladesover, a circa otto miglia da Ashborough, in cui sua madre lavora come governante. Da bambino crede che quel luogo sia “un modello funzionante – in scala nemmeno tanto ridotta – del mondo intero”. Il parco attorno alla dimora (il secondo per grandezza del Kent, “fitto di faggi ben ordinati, di molti olmi e di alcuni castagni, pieno di vallette e conche ricoperte di felci, con alcune sorgenti, un ruscello, tre begli stagni e moltitudini di daini”), la chiesa, il villaggio, i braccianti, i commercianti e la servitù sembrano ai suoi occhi un “sistema sociale concluso e completo”, e in fondo è davvero un po’ così. In quella placida campagna inglese ogni individuo ha un posto fissato sin dalla nascita, immutabile. George è figlio unico ed è stato abbandonato dal padre – fuggito di casa senza lasciar tracce – in tenera età: non ne serba alcun ricordo, non sa nemmeno come si chiami o che faccia abbia perché sua madre, indignata, ha distrutto ogni fotografia o possibile ricordo. Tra interminabili ore del tè in compagnia di stizzose e querule grasse signore, scuola, giochi di ragazzi e letture, George cresce tranquillo e a suo modo felice. La sua vita ha una decisa sterzata verso i dodici anni, quando fa irruzione l’amore, nei panni di Beatrice Normandy, otto anni, una nurse insopportabile sempre al seguito e ricci capelli bruni…

Pubblicato a puntate dal settembre 1908 sulla rivista statunitense “The Popular Magazine” e curiosamente solo qualche mese dopo in Gran Bretagna, ma incredibilmente fino a pochi anni fa non tradotto in italiano, questo romanzo dal titolo apparentemente esotico (in realtà Tono-Bungay, oltre a dare il titolo al libro in originale, è il nome di un ritrovato medico dai sedicenti poteri miracolosi) è molto diverso dai romanzi più o meno fantascientifici per cui H. G. Wells è passato alla storia. Lo scrittore ne era perfettamente consapevole, tanto che nella sua autobiografia leggiamo: “Devo ammettere che la gran parte dei miei romanzi e racconti è stata scritta con leggerezza e una certa fretta, ma Tono-Bungay è una eccezione”. Classici immortali come La macchina del tempo o La guerra dei mondi furono scritti in qualche mese, mentre a questo romanzo Wells lavorò per un paio d’anni, forse a causa di una certa cautela dovuta al carattere in parte autobiografico del libro, o forse perché lo considerava una sorta di “biglietto da visita” per entrare nel giro letterario “che conta”, che lo snobbava un po’. Ispirato a quanto si dice alla figura del celebre truffatore finanziario Whitaker Wright, Il rimedio miracoloso è in tutto e per tutto un romanzo di formazione, sullo sfondo di “un panorama sociale nello stile di Balzac”, come diceva lo stesso Wells. Seguiamo le vicende di George Ponderovo, che deve abbandonare da ragazzo la quiete della campagna inglese dopo una rissa per amore e finisce a lavorare per lo zio Edward, un brillante cialtrone che dal nulla crea un impero farmaceutico basandosi sulla creduloneria della gente. La fortuna dei Ponderovo e del loro prodotto di punta, il Tono-Bungay, si rivela però fatalmente fugace e George dovrà gestire il fallimento della sua vita professionale mentre anche quella sentimentale va a rotoli. Ironia, satira sociale, humour inglese: un libro da (ri)scoprire, assolutamente delizioso.



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