Il risveglio della notte

Il risveglio della notte

Franco Giannoni sa di essere sull’orlo del precipizio. Nemmeno a casa riesce più a tornare dopo che quella bastarda di Aida, sua moglie, l’ha abbandonato al suo miserabile declino lasciandogli solo il mesto e logorante ricordo dei bei tempi andati che furono, di una ragazza acqua e sapone trasformatasi nel tempo in una sexy panterona infagottata in completini troppo attillati e chili di botulino e superficialità. Oramai al caos deprimente della sua abitazione milanese lui preferisce la tranquillità di quello che è rimasto del suo allevamento vicino Settimo Milanese. Qui Giannoni, una bottiglia e una Beretta a tenergli compagnia, riflette oramai da mesi sul da farsi. Le lettere di Equitalia a ricordargli il vortice delle sue voragini finanziarie prossime oramai a inghiottirlo, la sua storica macelleria – un tempo fiore all’occhiello per i clienti della Milano “bene” – anch’essa vicina all’inevitabile bancarotta e poi per l’appunto quella cagna di Aida che ha preferito salire sul carro di un altro vincitore non appena aveva fiutato l’aria di dissesto e disperazione che aveva preso possesso del suo ex marito. Riflette su tutto ciò Giannoni quando un rumore dall’esterno lo fa sobbalzare. Neanche il tempo di rendersene conto che un’ombra seguita da altre due losche figure sbuca all’interno della sua proprietà. Il conflitto a fuoco che ne segue è talmente rapido e repentino che quasi Franco non si rende conto alla fine che l’uomo riverso ai suoi piedi in una pozza di sangue è caduto sotto i colpi mortali esplosi proprio da lui. I due sicari che lo stavano inseguendo sono sorpresi dalla sua prontezza di riflessi e certo ora quell’uomo con la stazza da wrestler che ha salvato loro la vita va ricompensato. Gli allungano perciò un mazzo di banconote come risarcimento per quel bordello avvenuto in casa sua, ma soprattutto gli lasciano un numero di telefono che solo se vorrà potrà cambiargli per sempre la vita...

In una Milano nerissima, gelida e cupa all’ennesima potenza, lo scrittore giornalista e copywriter Francesco G. Lugli, nella collana Calibro 9 diretta da Paolo Roversi, mette in scena il suo personalissimo romanzo criminale in salsa meneghina. Un noir potentissimo che ci mostra la discesa agli inferi di un uomo qualunque trasformatosi per necessità in un gelido sicario della mala. Mentre infatti a Milano impazza una sanguinosissima guerra tra clan rivali un macellaio disperato, sull’orlo della depressione, vessato dai debiti, abbandonato in malo modo dalla moglie, trova improvvisamente per uno strano scherzo del destino proprio nel clan della potentissima famiglia Duca, capeggiata dal sanguinoso Gelindo Trabucco detto il Gelido, tutte le risposte a quella sorte infame che pare averlo preso di mira. Una catarsi sanguinaria quella che compirà Giannoni, che nel dramma esistenziale di chi non ha più nulla da perdere mette da parte coscienza e moralità e si abbandona al suo personalissimo riscatto nei confronti dell'esistenza. Nulla per lui sarà più lo stesso perché nulla l’uomo sa della parte più oscura e sconosciuta della sua anima. Lugli dirige molto bene i suoi personaggi, forse abbondando un po’ troppo in descrizioni lì dove invece l’azione andrebbe lasciata a briglia sciolta, ma è solo un dettaglio in un lavoro ottimamente congegnato e orchestrato, capace di imbrattare e far riflettere anche le anime più linde e pure che lo vorranno seguire all’inferno, fino al fatidico risveglio al termine di questa nera e lunghissima notte.



 

 

 
 
 
 

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