Il romanzo della mia vita

Il romanzo della mia vita
Cuba negli ultimi due secoli. All’inizio dell’Ottocento Heredia è uno scrittore bibliofilo e avvocato, costituzionalista indipendentista e massone. Tisico, emaciato, pallido, mette su famiglia e si barcamena poveramente, amante respinto, padre frustrato, esule senza ritorno. Anche l’ultimo suo figlio maschio (sette in tutto, quattro morti precocemente) José de Jesus Bichì (1836-1926), carente di poesie figli e fama, Maestro Venerabile ad vitam, custode delle memorie paterne in una busta gialla legata con un cordone color malva, morirà povero ma in patria. Poi, mentre, negli anni settanta del Novecento sta iniziando una promettente carriera universitaria e completando la tesi di dottorato su Heredia, il trentenne Fernando Terry viene accusato di cospirare, pensa che uno degli amici “buffoni” (sette uomini, di cui uno nero e uno gay, e una donna) lo abbia tradito e fugge, prima a Miami e New York, poi a Madrid. Alla fine del Novecento, quasi cinquantenne, gli concedono di tornare un mese d’estate, ritrova l’Avana, gli amici rimasti sono cambiati anche loro, altre storie… 
È ormai introvabile in libreria questo straordinario testo letterario e storico, patriottico e critico, il capolavoro di Padura Fuentes, un “poliziesco senza cadavere” che si dipana su tre livelli temporali e con diversi protagonisti (in prima solo il poeta), con sapienti misteri gialli e neri su traditori eventuali, una paternità segreta, un poema inventato, carte bruciate. Ora che anche gli americani torneranno a Cuba scopriranno un Paese antico e colto. Il 60enne Leonardo Padura Fuentes fece tesi e studi universitari sulla letteratura cubana.  José Maria Heredia (31 dicembre 1803- 7 maggio 1839) fu grande poeta nazionale, anche se visse in Venezuela fino a 14 anni, poi negli Stati Uniti e in Messico dai venti alla morte. Le sue odi e i suoi versi continuano ad essere considerati la prima manifestazione eclatante della “cubanità” letteraria e del romanticismo ispanoamericano. Consigliato a chi non è mai stato a Cuba, affinché si inebri. Agli esuli di ogni tempo. E ai massoni, d’oltreoceano.

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