Il sale

Una madre vedova ha invitato i tre figli a cena, un evento che attende da tempo. Le ore che precedono l’incontro sono per tutti e quattro un inevitabile viaggio a ritroso tra pezzi delle loro vite legati da una figura centrale, l'unica a mancare eppure la più influente e presente: quella del padre Armand. Un uomo ruvido, impenetrabile, innamorato di certo del mare, mentre del suo affetto non sono mai stati troppo certi i figli e la consorte, tutti impegnati a cercare di meritare le sue attenzioni, finché lui non muore lasciandoli come sospesi, incapaci di gestire con consapevolezza i loro rapporti. Fanny, la primogenita, è persa dietro al trauma della morte della sua bambina, avvolta nel mistero; Jonas, omosessuale, ha una voglia di vivere e di amare dirompenti, ma deve capire se ama il presente o il passato, l’uomo rubatogli dalla malattia o il compagno fedele con cui abita. Albin, solido nei suoi valori, ha difficoltà a mantenere stretto il legame con la moglie, in parte per la forza che ancora lo attira verso il padre - mito incrollabile destinato a deluderlo - nonostante sia morto. Su tutti, Louise, che nei suoi ricordi scopre di essere stata diversa da quello che ha sempre ritenuto di essere e impara ad accettare la normalità dei suoi antichi desideri, delle rare pulsioni di giovinezza che i figli non le hanno mai perdonato. Corpi e ferite, sale che ancora frizza sulla pelle lacerata di una famiglia, un arcipelago senza pace, in cui l’odio e l’egoismo delle singole isole non sono che la conferma dell'amore, ma nella sua forma più dolorosa…
Se state leggendo questa recensione spero che poi vi procurerete il romanzo e vi concederete il piacere di scoprirlo a modo vostro. Nel caso in cui seguiate il consiglio, mi permetto di suggerirvi di non guardare la quarta di copertina prima di iniziare: non perché sia scritta male, ma perché questo libro non si sintetizza, si respira, ed è infatti con tormento che ne ho tratteggiata la trama nelle righe soprastanti. Dirvi che Il sale racconta una sola giornata, l'attesa di una cena vissuta da quattro membri della stessa famiglia, potrebbe portare alcuni a temere una storia noiosa, priva di azione. In realtà, per quanto breve, Il sale ci presenta una saga familiare e lo fa senza alcuna fretta, rispettando i tempi necessari a comporne i pezzi. Premiato nel 2006 come "miglior scrittore di Francia", Jean-Baptiste Del Amo a dispetto del nome difficile da memorizzare è un autore che non dimenticherete, non per niente paragonato a Flaubert, a Zola e a Balzac. A portarlo in Italia è l'abruzzese Neo., casa editrice indipendente che ha saputo scovare questa perla e proporcela con una copertina e un formato perfetti per apprezzare al meglio un romanzo fatto di immersioni e respiri, di schiuma sugli scogli come di lacrime sui volti immobili. Il sale si respira, sì, questo mi ha colpito più di tutto: la salsedine, l’odore di gabbiani e sabbia bagnata che accompagna una lettura evocativa al pari dei grandi romanzi dell’Ottocento, ma al tempo stesso asciutta e snella, più adatta al lettore moderno. Inattesa, arriva al centro dell’intreccio la storia di Armand da bambino, quando, durante la guerra, fuggì dall’Italia con il fratello e il padre, un uomo dalla durezza estrema, perfino paragonata a quella dello stesso Armand. Una composizione equilibrata, nonostante sia quantomeno impressionante che nell’arco di poche ore un gruppo di persone separate capisca per la prima volta la propria infanzia, il rapporto con il padre o con il marito e quello con la morte. Per concludere con un giudizio globale direi che Il sale è l'uscita da non perdere nel 2013, per quanto raffinato è il modo di scrivere del suo autore e della validissima traduttrice, per la cura con cui sono incastrati eventi e ricordi, e, infine, per il modo intenso e crudo di dare vita ai personaggi. Delicato, ma forte. Salato.

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