Il sangue è randagio

Il sangue è randagio
Nella calda estate del 1968, dopo omicidi politici eccellenti, l’America annaspa e si agita tra eventi poco chiari e scandali, che segneranno la sua vita politica. Nel giro di pochi anni, tra il 1968 e il 1972, la presidenza Nixon - prima di essere affossata dallo scandalo Watergate - si caratterizza anche per razzismo, crimini efferati, cospirazioni. Gli afroamericani sono organizzati e furenti. J. E. Hoover manovra anche illecitamente i suoi vari burattini, nell’ossessione per l’ebrea comunista J. Rosen Klein, la rossa femme fatale intorno alla quale ruotano eventi, che si susseguono in un pathos “stabilmente crescente”. Sembra già allora di ritrovarsi nel momento dell’implosione dell’imperialismo Usa: i protagonisti maschili e femminili partecipano o sono coinvolti, loro malgrado o per vecchi retaggi, in operazioni delle mafie, in particolare di quella sudamericana delle case da gioco, in affari criminosi, legati a doppio filo con la vita politica pubblica. Poliziotti corrotti e rivoluzionari criminali si incontrano in una sequela di personaggi, che incarnano tutte le posizioni intermedie tra bene e male, senza confini precisi, in una mescolanza di ruoli vorticosa: collaborano, si alleano, si combattono e uccidono. La morte di Edgar Hoover, capo indiscusso della polizia federale, apre scenari imprevedibili, data la meticolosa e ricca mole di informazioni raccolte in decenni di attività, contenute nei suoi archivi segreti…
Il sangue è randagio chiude l’appassionata e feroce trilogia sulla storia sotterranea americana, cominciata nel 1995, in cui sottile e quasi invisibile è la separazione tra bene e male, ma lucida e spietata è la violenza della modernità, strumento principale della politica. Blood' s a Rover, questo il titolo originale del capitolo finale della trilogia, riparte dal 1968, dove si era fermato Sei pezzi da mille, e arriva fino al 1972, prima del Watergate. Protagonista assoluta è la storia stessa degli Stati Uniti di fine anni ’60: protagonista nera, oscura, crudele e misteriosa; coacervo di vicende, connotate da movimenti di protesta filo-comunisti, da questioni razziali, dall’anticomunismo e anti-castrismo delle istituzioni, a cominciare dall’FBI. Molti personaggi si avvicendano, alcuni realmente esistiti, altri inventati, numerose le storie vere, o soltanto emblematiche, che si susseguono: tradimenti, doppi giochi, depistaggi, agenti sotto copertura, operazioni con infiltrati doppiogiochisti si alternano freneticamente, in una trama più complessa e “popolosa” rispetto ai capitoli precedenti. Nel romanzo aleggiano come fantasmi gli omicidi di J. F. Kennedy, Robert Kennedy e Martin Luther King; i molti poliziotti, che si alternano nelle vicende, da Wayne Tedrow a Dwight C. Holly e Marshall E. Bowen, non sono quel che sembrano o diventano altro da quel che erano. Ellroy non racconta semplicemente uno spaccato della società americana, ci entra dentro, usando la narrazione, i documenti, i diari personali e i rapporti segreti dei servizi. Il risultato è sorprendente e porta il lettore a immedesimarsi nelle paure, nel clima e nelle mentalità del tempo, da quella di J. Edgar Hoover, potente capo dell’FBI, fino a quella di uno degli ultimi protagonisti inventati, il fotografo guardone Crutch Crutchfield. Ideali, efferatezze e fame di potere, droghe, sesso e denaro alimentano le vite quotidiane dei personaggi. Nel mondo di Ellroy vita, valori e delusioni dei diversi protagonisti si intrecciano con gli avvenimenti politici, le problematiche sociali, le violenze istituzionali e quelle rivoluzionarie. Il linguaggio de Il sangue è randagio è ruvido, composto anche di documenti segreti, registrazione telefoniche, memorie, intercettazioni ambientali, insomma una storia frammentata nella sperimentazione, riuscitissima, di differenti registri narrativi, come si conviene al migliore Ellroy, scritta senza pensare ai tristi epigoni, e storici alleati, di là dall’oceano Atlantico. O forse sì! Nei libri di Ellroy, che sarebbe riduttivo definire polizieschi, non ci sono buoni contro cattivi, poliziotti alla ricerca di un colpevole, si scopre invece il volto della crudeltà umana, soprattutto nel delinearsi delle vite normali, di tutti i giorni. Le donne fanno la figura migliore: sono donne forti, che gestiscono il potere, spesso sopravvivono ai protagonisti maschili e, con i loro ideali, spingono vicende, personaggi e movimenti nella direzione voluta. La Dea Rossa, ne Il sangue è randagio, rappresenta l’incarnazione della forza delle donne di Ellroy. Violenza, stile, storicità e coralità: questi i nodi di una scrittura quasi maniacale, dal ritmo martellante, di una schiettezza appuntita e veloce come una pallottola. La sua narrazione diventa il mezzo ideale per studiare un’intera società. James Ellroy si sporca le mani e sguazza nelle ossessioni della propria anima e della propria nazione,indispensabile fango vitale primigenio. Mantenere alta la tensione per 700/800 pagine (tutti i libri della trilogia underworld sono corposi e allo stesso tempo leggiadri), senza generare ridondanze o confondere il lettore, richiede capacità compositive eccezionali. Lo stile di Ellroy è ricco di una varietà di inflessioni linguistiche, tagliate sui singoli personaggi, che cambiano a seconda dell’appartenenza sociale degli stessi (i neri parlano un inglese, i mafiosi un altro, i mormoni un altro ancora); la miscela diventa esplosiva attraverso finti documenti ufficiali, che testimoniano retroscena verosimili sui rapporti tra Hoover, il KKK, i Federali, i vari Presidenti, tra i quali anche L. B. Johnson, il movimento per i diritti civili, i generali-narcos sudvietnamiti. Ellroy si ferma qui, promettendo di chiudere con Il sangue è randagio la contro-storia americana e la navigazione nella sua Los Angeles letteraria. Se è vero quel che dice lui stesso del romanzo – “… parla della necessità di rivoluzione e cambiamento” -, più che una promessa, per i suoi avidi lettori, suona come una minaccia.

 

 

 

 
 
 
 
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