Il sangue e lo schermo

Il sangue e lo schermo

Che l’intento della “TV del dolore” sia quello di far addolorare il proprio pubblico - colpendolo allo stomaco, anziché al cervello - è un dato ormai attestato che non sorprende più. La novità è l’aumento della quantità di trasmissioni che fanno un uso sistematico di tecniche e mezzi giornalistici con queste finalità, sulle principali reti nazionali, che promuovono apertamente la disinformazione, in tanti modi: invitando, ad esempio, a rendere il contributo tramite la loro testimonianza parenti e conoscenti delle vittime, anziché coloro che hanno indagato da esperti sulle circostanze di fatto degli avvenimenti; puntando a sollecitare le emozioni e l’irrazionalità, anziché la riflessione lucida; compiendo una fondamentale e radicalmente perniciosa inversione di senso, nella quale non è più la trasmissione televisiva a collocarsi all’interno della realtà per renderne conto, ma è la realtà a ridursi e a deformarsi, per poter entrare nella misura e nel format che la televisione gli impone. Alla fine, è un po’ la solita storia del mostro da sbattere in prima pagina, non importa se sia veramente tale, purché la gente continui a comprare il giornale e a restare col fiato sospeso; e la cosa più preoccupante è che il fenomeno sembra star assumendo proporzioni che vanno al di là di un singolo canale o di un certo pubblico, per offrirsi ormai indiscriminatamente - in forme e modi diversi - a tutti...

Carmine Castoro - docente universitario e giornalista professionista che ha firmato programmi per RAI e per Sky - consegna un volume di duecentocinquanta pagine che trabocca di contenuti e di riferimenti telecinefili, fin dall’indice (dove ad esempio il titolo Malvagi senza storia rimanda evidentemente a Bastardi senza gloria) ma ahimé anche di refusi e di imprecisioni tutt’altro che occasionali (doppi apici chiusi invece che aperti in presenza dell’apostrofo a inizio parola; E maiuscola con l’apostrofo al posto di quella accentata; e un’assurda pagina pari vuota, la 22, che riporta in alto il numero di pagina e il titolo del libro). Dove si parla del male e della paura e del loro effetto sulle masse, prendendo in esame praticamente ogni aspetto della raffigurazione mediatica, dai programmi di informazione alle serie TV, dal cinema fino ai cartoni animati e concludendo che un cambiamento nel modo catodico di trattare questi temi è necessario, a tutti i livelli, che “Contro lo Spavento servirebbe il Vento. Un Vento marziano, magari. Ma anche nostro, nato qui. Un Vento amorevole e pugnace. Che spazzi tutto. Il tutto di questo Tutto”. Dove la parte decostruttiva sembra farla da padrona a scapito di quella costruttiva, difficile da individuare.



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