Il secondo sesso

Il secondo sesso
Nel 1949, all’indomani del secondo conflitto mondiale, la donna è per lo più ciò che l’uomo decide che sia, eppure il movimento femminile ha già mosso da tempo i suoi primi passi. I miti i più antichi e l’immagine per antonomasia della donna regina del focolare, tuttavia, hanno ancora la meglio sull’idea dell’emancipazione femminile. Una voce forte, però, singola e di grande ascendente, pur involontariamente (parla infatti un’esistenzialista, e non una femminista), dà un messaggio di grande risonanza e sostegno a quel movimento: «Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l'aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell'uomo; è l'insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna». La questione del secondo sesso è stata così posta e ciò significherà fin da subito riconoscere una dualità di genere – maschile e femminile – ma anche problematizzare i presupposti dei due ruoli sociali e delle loro identità sessuali. Non solo: il discorso sul secondo sesso rinvierà innanzi tutto provocatoriamente all’idea di uno status minore. Interrogarsi, allora, sfidare il senso comune fu d’obbligo per non perdere di vista la capitalità – non solo teoretica – della questione femminile e per sostenere con impegno ed energia un ripensamento culturale, non privo di ricadute politiche e sociali, dell’alienazione della donna… 
«C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna.»; «Tutto ciò che è stato scritto dagli uomini sulle donne deve essere ritenuto sospetto dal momento che essi sono ad un tempo giudici e parti in causa.»: le celebri massime, rispettivamente dei filosofi Pitagora e François Poullain de La Barre, introducono il saggio della scrittrice e pensatrice francese e si propongono, a ben vedere, come due concetti chiave con riferimento ai quali, nell’immediato interrogarsi, si è curiosi di lasciarsi guidare dalla riflessione di Simone de Beauvoir sulla condizione femminile consapevoli della sua importanza e rilevanza. Impossibile prescindere dalla centralità filosofica dei temi trattati. Alla luce della filosofia esistenziale, nel saggio, si configurano le ragioni per le quali si è stabilita una gerarchia fra i sessi e si può ben dire che al riguardo l’opera – pubblicata nel 1949 – rappresenti la grandiosa proposta di ripensare i rapporti instauratisi fra uomo e donna nella storia dell’umanità. Ma, si dirà, esiste ancora, ai nostri tempi, il bisogno di ritornare alla tradizione da cui la donna deriva parte essenziale della sua identità? Simone de Beauvoir afferma in proposito: «Ho esitato a lungo prima di scrivere un libro sulla donna. Il soggetto è irritante, soprattutto per le donne; e non è nuovo. Il problema del femminismo ha fatto versare abbastanza inchiostro, ora è pressoché esaurito: non parliamone più». Tuttavia, una simile perplessità lascerà il posto al rigoroso esame storico-critico del suo stesso sesso. Ogni punto di vista –  biologico e psicanalitico, nonché economico, e ancora mitologico – costituisce nel saggio un percorso, nel quale, muovendo da questioni, esperienze e confessioni, vengono presentati i momenti dell’opposizione di due categorie umane, ostilità che ha coinciso con un processo di rivendicazione dell’egemonia di un sesso sull’altro, imposta talora con la forza. La rete di collegamenti storici consente in tal modo di ritrarre la donna nelle fasi diverse della sua formazione, anche sessuale, e nella circostanza esemplificativa del matrimonio. Uno studio attento che ci ha consegnato, come si vedrà, interessanti indicazioni critiche sui modelli che imprigionano la donna. La presentazione della questione femminile diventa, però, un’occasione soprattutto per far riflettere sulle idee di libertà e di indipendenza. Scrive l’autrice: «Le donne, impotenti a porsi come soggetto, non hanno creato un mito virile in cui si riflettano i loro disegni; non hanno una religione o una poesia che appartengano loro in proprio; sognano attraverso i sogni degli uomini. Adorano gli dei fabbricati dai maschi». L’accento verrà posto sul concetto di autonomia economica e sociale e con ciò, con la teorizzazione di una vera indipendenza, raggiunta dalla donna con sforzo personale, la pensatrice farà scandalo e scuola.  

 

 

 

 
 
 
 
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