Il segno della croce

Il segno della croce
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Palestina, 327 dopo Cristo. Sotto il sole torrido di Gerusalemme, una schiera di operai dalla pelle color cuoio armati di picconi e pale lavora incessantemente. Ad osservarli, una donna. Flavia Giulia Elena Augusta, la madre dell’imperatore Costantino, che da quando è giunta nella Città santa ha condotto un’ingente opera di ricerca delle reliquie di Gesù Cristo. Così, dopo due anni, Elena ha riportato alla luce la tomba del Messia, i resti di tre croci di legno – quella di Cristo e dei due ladroni – e, soprattutto, i chiodi che circa tre secoli prima tolsero la vita al figlio di Dio. Antartide, 1973. Un idrovolante con sette uomini a bordo sorvola le acque nere e fredde del continente. Sono diretti alle catene montuose delle Mühlig-Hofmann, dove si trova una caverna sigillata nel 1945 dall’equipaggio del sottomarino U-530. Alcuni di loro sono argentini, altri, la maggior parte, tedeschi. Quella caverna, in realtà, è la Stazione 211, un luogo che doveva servire ad Hitler come rifugio in caso di sconfitta ma che poi è diventato il deposito di qualcosa di eccezionale: il tesoro del Reich. Monte Sulla, Abruzzo. Oggi. Giovanni Berardino, un giovane sacerdote, si sveglia madido di sudore. Ha una dolorosa emorragia ai polsi – iniziata un mese prima, dopo aver visitato l’antico monastero di Sant’Anastasio a Dubrovnik – che fino ad ora è riuscito a nascondere ai suoi parrocchiani ma che sa prima o poi qualcuno la noterà. Le piaghe hanno il diametro di una moneta da due euro e sono sanguinanti. Giovanni sa cosa sono: stigmate. Cambridge, Massachusetts. Cal Donovan, docente di Storia delle religioni e studioso famoso in tutto il mondo, riceve la chiamata dal cardinal Dal Silva. Il Vaticano vuole che si rechi in Italia, dove il caso di un giovane sacerdote sta facendo molto clamore. Dovrà compiere delle indagini e smascherare una probabile frode. Ma giunto sul Monte Sulla, Cal si trova davanti a qualcosa d’insolito e straordinario. Inoltre c’è qualcun altro interessato alla storia di Giovanni Berardino: i Cavalieri di Longino, un gruppo di uomini che, come i nazisti, sono alla ricerca di antiche reliquie che potrebbero cambiare per sempre le sorti del mondo e far nascere una nuova era…

Dopo il lungo e distopico viaggio all’inferno raccontato nella trilogia dei Dannati, Glenn Cooper torna con un romanzo che partendo da fatti storici si sviluppa fino ai giorni nostri, formula che ha fatto le fortune dello scrittore di New York. Il segno della croce è un thriller che affonda le radici nella storia, nell’archeologia, e indaga l’atavico e complicato rapporto tra scienza e fede all’interno di una trama che si compone – caratteristica questa fondante della scrittura di Cooper – di molteplici elementi: le ricerche di antiche reliquie bibliche o paleocristiane condotte dagli uomini del Reich, soprattutto da Heinrich Himmler, il quale impiegò un intero reparto delle SS a questo scopo e si servì della collaborazione dello studioso Otto Rahn; il tema delle stigmate, in cui spicca l’ingombrante figura di Padre Pio; la teoria dell’entanglement quantistico. Su queste basi si regge un plot che racconta una ricerca durata duemila anni, a partire dagli scavi che Elena, la madre del primo imperatore cristiano Costantino, condusse in Terra Santa alla ricerca degli oggetti che raccontavano la passione di Cristo. Fino a giungere ai giorni nostri, quando un giovane sacerdote di provincia si ritrova sui polsi i segni della lenta e dolorosa agonia che attanagliò Gesù. Così, come aveva fatto con Padre Pio, il Vaticano si adopera per smascherare una possibile frode e per farlo si rivolge a Cal Donovan, protagonista assoluto di un romanzo in cui non mancano i colpi di scena e che si dipana in uno scenario geografico che spazia dall’Italia alla Germania, dagli Stati Uniti alle stanze del Vaticano. Senza trascurare i continui salti temporali che pian piano mostrano al lettore la visione totale di una vicenda che l’autore newyorchese condisce con rimandi culturali, fonti storiche e scientifiche. In fondo ce lo aspettavamo, perché Glenn Cooper non tradisce mai, confermando con Il segno della croce quello che si sapeva da tempo: è semplicemente uno dei migliori scrittori di thriller al mondo.

LEGGI L’INTERVISTA A GLENN COOPER

 

 

 

 
 
 
 

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