Il segno rosso del coraggio

Il segno rosso del coraggio

Seconda metà dell'800, Guerra civile americana. Henry Fleming è un giovane soldato nordista, bloccato da settimane col suo reggimento in un accampamento lungo un fiume. Gli uomini passano le giornate a diffondere false notizie di battaglie imminenti, a oziare e a fare a pugni. Non era questa la guerra che sognava Henry, non c'è traccia dei duelli omerici delle sue letture di ragazzino che lo avevano spinto ad arruolarsi con entusiasmo nonostante la forte opposizione della madre, che aveva accettato con silenziosa e dolorosa dignità la sua partenza per il fronte. Il ragazzo ricorda ancora la madre in ginocchio in cucina piangere con gli occhi rivolti al cielo mentre lui chiudeva la porta, ricorda l'ammirazione degli amici d'infanzia e lo sguardo di una ragazza, uno sguardo che da allora gli è rimasto in testa e che spera di reincrociare al suo ritorno a casa. Improvviso, arriva l'ordine di attraversare il fiume e mettersi in marcia. Lontani crepitii di fucile annunciano l'imminenza di una battaglia, e un cadavere in un prato non fa che confermarlo: per il soldato Henry e i suoi compagni sta per arrivare il battesimo del fuoco...

Il segno rosso del coraggio - uscito prima che in volume a puntate (e in versione più breve) sul Philadelphia Press nel 1895 - non ha ingredienti autobiografici, malgrado tutto porti a pensarlo: del resto Stephen Crane era nato dopo la fine della Guerra Civile, e non aveva quindi avuto nessuna esperienza diretta di battaglie e vita militare. Ma descrizioni così vivide ed emozionanti - e soprattutto plausibili - non possono essere frutto solo della fantasia: infatti l'idea per il libro allo scrittore americano era venuta dopo aver seguito avidamente da lettore il ciclo di 230 memoir di reduci dei due fronti, nordista e sudista, pubblicato da The Century Illustrated Monthly Magazine tra 1884 e 1887. Sin dall'uscita del romanzo si è scatenata tra critica e pubblico la corsa a identificare la battaglia vissuta dal protagonista: esistono in proposito varie ipotesi e una nutrita bibliografia, ma tutto fa credere che si tratti di quella di Chancellorsville (Virginia, 1863) perché in una novella del 1896 (e quindi immediatamente successivo al romanzo) intitolato The veteran, Crane fa raccontare a un maturo Henry Fleming di aver combattuto proprio lì. Riferimenti storici a parte, Il segno rosso del coraggio resta una delle testimonianze più riuscite della follia della guerra, col suo modernissimo stile straniante e privo di qualsiasi retorica, che riesce a descrivere un massacro senza praticamente nessuna sequenza violenta, in modo quasi ellittico, quasi incidentale, umanissimo. Il protagonista - un giovane qualsiasi dalla personalità appena abbozzata proprio per renderlo ancora più efficace come simbolo, come 'everyman' - entra ed esce dal campo di battaglia senza quasi accorgersene, sfiorato continuamente dalla morte e dalla Storia: non ci sono eroi, ma solo pedine, non ci sono buoni né cattivi, ma solo vittime. E una pallottola in fronte è solo il capriccio di un dio distratto, nulla di più.



 

 

 

 
 
 
 

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