Il segretario di Montaigne

Il segretario di Montaigne

A distanza di tempo Jean-Marie Cousteau, segretario di Montaigne dal 1580, data d’inizio del viaggio che porta il filosofo in Italia, sente la necessità di raccontare gli eventi che lo allontanarono definitivamente dal suo padrone. Cousteau scrive non per giustificare le sue azioni quanto per spiegare quelle di Montaigne, che ha sempre sostenuto con tutti di essere stato lui stesso a congedarlo, senza però dar spiegazione alcuna sui motivi di tale decisione. In realtà la scelta non fu presa per un comportamento errato del segretario né per una sua slealtà, anzi nessuno dei due desiderava separarsi dall’altro, fu un addio triste, che ha lasciato nel cuore di entrambi un rimpianto profondo. Quando conobbe Michel Eyquem, signore di Montaigne, Cousteau aveva trentasei anni, guascone di Béarn e capitano di cavalleria leggera, da giorni vagava in un bosco a levante di Bordeaux, tra il Périgord e la Guascogna, regioni quasi per intero in mano ai calvinisti. Si era perso tra i sentieri fangosi, aveva fame e non aveva più il suo cavallo. Aveva combattuto prima come cattolico al seguito del duca di Guisa, poi convertito alla religione riformata, come ugonotto contro l’assedio del re a La Rochelle. Una vita spesa in battaglia tra sangue e violenza. La boscaglia in cui si era smarrito era infestata da briganti che nonostante si dichiarassero cattolici o riformati avevano come unica religione le rapine e gli omicidi. Stava tentando di catturare una lepre per mangiare finalmente qualcosa, quando fu colto di sorpresa da due banditi che…

Come spesso accade in letteratura, Luca Romano per realizzare Il segretario di Montaigne attinge a piene mani dal diario Viaggio in Italia dello scrittore e filosofo francese. Il manoscritto, ritrovato per caso in un baule dall’Abate di Prunis nel 1770, è nella prima parte scritto sotto dettatura di Montaigne da uno sconosciuto segretario, una sorta di factotum che resta con lui fino alla loro permanenza a Roma. Poco dopo Michel de Montaigne lo congeda senza spiegarne il motivo e continua la stesura del testo personalmente. Luca Romano “battezza” il segretario Jean-Marie Cousteau, gli dà una voce e attraverso il suo racconto in prima persona riesce a fare una ricostruzione accurata e vivida della vita nella Roma del Cinquecento. Quello che purtroppo rimane in secondo piano è proprio il personaggio di Montaigne, i suoi pensieri sono riportati quasi fossero il frutto di un confronto tra il filosofo e il segretario. Invece la corte di personaggi che li circondano, veri o immaginari, sono ben tratteggiati e credibili. La tensione narrativa però è debole, il personaggio di Cousteau racconta gli eventi, il suo è una sorta di riassunto in cui anche i dialoghi e le particolareggiate descrizioni di duelli, aggressioni e pratiche violente non sono mai in presa diretta, in questo modo si riducono fortemente le possibilità del lettore di entrare in empatia con i protagonisti. “Show, don’t tell!”, raccomandava qualcuno.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER