Il segreto

Il segreto
Una serata come tante. Fuori c’è tempesta, è inverno. La serata ideale per leggere e magari annoiarsi. L’uomo vive un rapporto di odio-amore con questa stagione. Da anni è confinato in questa città senza nome, geograficamente ai confini della realtà, lambita dal mare che sembra vivo, sembra parlare, a volte. Da decenni fa il medico nel locale ospedale per malati terminali. Destinati comunque alla morte, lui li deve solo accompagnare, magari con grazia, senza farli sforzare. Suonano alla porta. Non aprire mai la porta agli sconosciuti, può essere pericoloso, farti incappare in conseguenze non previste. Perché la giovane ed allampanata ragazza che chiede di entrare, immediatamente desiderabile sessualmente, è tutt’altro che una preda offerta dal destino. Si chiama Amparo, viene dal nulla ed in breve annullerà qualunque abitudine o certezza seppur vacua nella casa ove è entrata. Minaccia rivelazioni, rifiuta sordamente di rivelare chi veramente sia o fosse stata. Il medico rimpiange di aver spalancato l’uscio. Ma d’altronde  aspettava qualcuno, ovvero la donna appellata solo come Tradita, perché in effetti lui con lei non fu fedele. Ma arriva ammalata e di lei si prende cura la Amparo. Le due legano immediatamente e senza scampo iniziano a parlare un linguaggio sconosciuto al medico. Quando gli si rivolgono, lo fanno con noia ed un certo fare tra l’irritato ed il sadico. E’ inutile che conservi il suo segreto, lo minacciano più volte. Tutti sanno che lui è una donna. Incredulo, meccanicamente, a quella frase si piega ad osservare la patta dei pantaloni. Sembra tutto a posto, eppure. In una tragica farsa, dove tutto è possibile, anche lo scambio dei ruoli e la continua diversificazione di chi è attivo o passivo, verranno a galla i segreti che ciascuno teneva nascosti. Chi vivrà, vedrà…
Un libro amaro, rapido, tagliente, fuori dagli schemi. Onirico quanto basta, con un registro simile al giallo in versione noir, ma con atmosfere surreali e inquietanti che possono ricordare tanti europei, da Edgar Allan Poe a Franz Kafka. Un libro che svela pochi perché né credo intendesse rivelarne molti, ma che invece risulta un interessante esperimento di puro linguaggio applicato ad una narrazione senza vincoli, con una forte dose di pan-femminismo a trasudare dalle righe. Per inciso l’autrice Cristina Rivera Garza, messicana del 1964, pubblicò questo breve, originale e desueto testo nel 2004, mostrando di aver ben recepito senza ombra di dubbio, come si afferma nella troppo sofisticata postfazione di Natalia Cancellieri, la lezione narrativa impartita dalla scrittrice femminista Amparo Davila, nata nel 1928. Personaggi senza nome che si muovono talvolta solo come ombre o fantasmi in un non-luogo che diventa un mero luogo mentale ove s’affollano immagini oniriche o flussi di sconnessi pensieri, fra scene espressioniste e slanci lirici. Il tutto con echi e toni tipici della cifra stilistica dei paesi caraibici.

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